Financial Times, “Italia più a rischio di quanto creda l’Ue”: cosa ci aspetta

Tra le prospettive tracciate dall'editorialista Wolfang Munchau per il nostro Paese, anche il default e l'addio all'euro

L’Europa sta sottovalutando la situazione di pericolo, dal punto di vista economico e finanziario, in cui si trova l’Italia. A sottolinearlo, l’autorevole penna del “Financial Times” Wolfang Munchau, editorialista del quotidiano britannico esperto di eurozona. A pochi giorni dalla riunione dell’Eurogruppo del 23 aprile che – ha avvisato il premier Conte nella sua informativa alle Camere – “non deciderà sul Recovery Fund”, l’autorevole esperto passa in rassegna la situazione dell’Italia in Europa e traccia tre possibili scenari per il nostro Paese. 

L’impennata del debito

Il punto di partenza dell’analisi di Munchau è che, a differenza di quanto accadde nel 2012, il problema dell’Italia non è l’aumento dello spread, ma piuttosto l’impennata del rapporto debito/Pil. Basandosi sulle stime del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui il Pil potrebbe scendere del 10% e il debito salire del 20%, l’editorialista stima che il debito pubblico italiano alla fine del 2020 potrebbe impennarsi fino al 180%. 

Primo scenario: intervento della Bce e Mes

Secondo Munchau, il prossimo 23 aprile i leader europei si impegneranno “per un fondo di ristrutturazione”, che però non avrà una reale rilevanza macroeconomica. Tale circostanza metterà di fatto l’Italia, per quest’anno, nelle mani della Bce. Ma cosa accadrà dopo? Una possibilità è quella rappresentata dall’Outright Monetary Transactions (Omt), il piano di Mario Draghi mai lanciato davvero e associato alla famosa formula del “whatever it takes”. 

Il piano consentirebbe l’acquisto diretto da parte della Bce di titoli di Stato emessi dai Paesi in crisi, ma potrebbe attuarsi a patto che il Paese avvii un programma di “risanamento”: in altre parole, a patto che l’Italia accetti di adottare il Mes. 

Munchau però, vede con chiarezza gli ostacoli su questa strada: primo, perché “non sembra esserci una maggioranza nel Parlamento italiano per sostenere MES”; secondo, perché non è chiaro “se la Bce accetterà di attivare l’Omt”. 

Secondo scenario: il default

Il secondo scenario è quello di ricorrere al default o di chiedere la ristrutturazione del debito. Un’opzione che  sarebbe compatibile con l’adesione all’eurozona, ma che richiederebbe il coinvolgimento della Bce, per evitare che il debito italiano perderebbe il suo status.

Il punto debole dell’Italia in questo scenario, però, sono le banche, che detengono la gran parte del debito sovrano, e che quindi potrebbero essere interessate da fallimenti come conseguenza del default. In questo caso, il Paese potrebbe tagliare i suoi bond nazionalizzando i depositi: così ”gli investitori verrebbero spazzati per salvare i risparmiatori”.

Terzo scenario: l’addio all’euro

Il terzo scenario è considerato il meno probabile, ma comunque possibile: l’abbandono dell’eurozona.  Non probabile, certo, ma neppure da escludere, visto quanto accaduto con la Brexit. L’editorialista del “Financial Times” nota che, “come accaduto nel Regno Unito, gli italiani stanno cominciando ad incolpare l’UE di qualunque cosa vada storto”. A suo avviso, il Movimento Cinque Stelle potrebbe decidere di “cavalcare” il diffuso sentimento anti-europeo per rilanciare la propria proposta politica. Euroscetticismo che, prevede, non si attenuerà con la fine del lockdown.

Quello che l’Europa ignora

“Emmanuel Macron ha ragione ad avvertire l’Ue sul possibile disfacimento dell’Ue”, scrive l’opinionista, ma è probabile che il Presidente francese eviterà un confronto con la Germania, notoriamente scettica sugli eurobond. E se Giuseppe Conte si comporterà come i suoi predecessori, prosegue, finirà per accontentarsi di un compromesso che svelerà i suoi costi nel tempo. 

Quando il Nord Europa “parla di eurobond o strumenti simili, ne parla in termini di solidarietà e carità, o, come nel caso dell’Olanda, come di un regalo. Non lo vedono come un’assicurazione contro i rischi”. Per la penna del “Financial Times”, dunque, in Germania e in Olanda non c’è una reale consapevolezza delle conseguenze potenzialmente catastrofiche per i propri settori finanziari ed economici se l’Italia fallisse. Un default che, conclude, sarà sempre più probabile se “la politica esclude alternative”. E se (o quando) accadrà, l’Eurozona non sarà pronta ad affrontarlo. 

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