Fed, i dilemmi di Janet e lo scenario internazionale

Tassi invariati per la Banca Centrale Usa: ecco perché ha vinto la prudenza

La decisione della Federal Reserve di non aumentare i tassi d’interesse (fermi a livelli prossimi allo zero ormai dal 2008) è stata accolta in modo contrastante negli Stati Uniti e fuori. Nonostante la buona performance economica e la convinzione diffusa di avere ormai superato le secche della crisi del 2007, questa decisione è, infatti, il segnale dei timori che ancora attraversano il Paese e della preoccupazione con cui i vertici dell’economia americana guardano alla ripresa internazionale. Il fatto che, come già lo scorso settembre, solo il governatore della Federal Reserve Bank di Richmond, si sia espresso in favore di un aumento di 25 punti base del costo del denaro è indicativo di come timori e preoccupazione siano condivisi e di come una politica espansiva continui ad essere considerata necessaria per sostenere i risultati acquisiti. Un rallentamento del tasso di crescita dell’occupazione e una tendenza negativa nelle previsioni dei tassi di impiego sembrano costituire, oggi, i principali segnali negativi; segnali che, per quanto contenuti in valore assoluto (il tasso di disoccupazione è attualmente del 5,1%, mentre le previsioni a fine anno parlano di un 5,2%), sono indicativi degli squilibri che hanno caratterizzato il processo di ripresa di questi ultimi anni.

E’ comunque significativo come – rispetto allo scorso settembre – le analisi della Fed delineino, oggi, uno scenario molto meno fosco sul piano internazionale, nonostante i segnali di rallentamento che continuano ad arrivare dall’economia cinese. Proprio in Cina, infatti, l’incremento dei consumi segnalato dalle ultime rilevazioni autorizza a sperare bene, al di là dalla flessione registrata dal tasso di crescita aggregato. Come è stato rilevato, negli anni a venire, il mercato interno cinese è destinato a svolgere una parte centrale nel sostenere l’economia del Paese asiatico e nel permettere un tasso di utilizzo adeguato della sua ampia capacità produttiva. Da questo punto di vista, i dati che giungono da Pechino appaiono, quindi, più incoraggianti di quanto non potrebbero apparire in prima istanza. Accanto ad essi si collocano, inoltre, gli interventi espansivi adottati dalla BCE e dalla Banca del Giappone, anch’essi volti a sostenere una crescita considerata debole o problematica. In ogni caso, rimane aperta la capacità di questi interventi di produrre i loro effetti nei tempi desiderati e – soprattutto – la loro capacità di influire positivamente sull’economia americana, alla quale Cina, Europa e Giappone sono legate da forti rapporti di mutua dipendenza.

La prospettiva di un aumento dei tassi di interesse è legata soprattutto all’evoluzione di queste grandezze nelle settimane a venire. La Federal Reserve ha ventilato la possibilità che a dicembre si proceda con l’atteso rialzo. Al di là della forma ambigua con cui tale possibilità è stata ventilata, la possibilità concreta che essa si realizzi è tuttavia legata a modo in cui la stessa Fed valuterà le prossime evoluzioni dello scenario internazionale. Le imminenti elezioni presidenziali rappresenteranno un altro importante elemento da tenere in considerazione. Se le misure adottante in questi anni hanno, infatti, permesso agli Stati Uniti di uscire dalle ristrettezze della crisi e di rilanciare la propria economia, d’altro canto esse hanno faticato ad affrontare il problema (sentito da strati sempre più ampi della società statunitense) della distribuzione della ricchezza. Questo problema ha avuto ricadute importanti sulle elezioni di midterm dello scorso anno ed emerge con una certa costanza nel dibattito di questi mesi fra i candidati alla corsa per la Casa Bianca. Si tratta, quindi, di una questione sensibile, che, nonostante l’indipendenza di cui godono i vertici della Fed, non potrà non influire sulle loro decisioni. Una situazione, questa, che appare destinata a ripresentarsi più volte nei mesi che verranno…

A cura di Gianluca Pastori
Docente nella Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

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