Fase 2, la produzione di mascherine si sposta nelle carceri: l’accordo

L'accordo raggiunto tra il ministro Bonafede e il Commissario Arcuri

Produzione e vendita delle mascherine sono stati tra gli argomenti di maggiore dibattito durante l’emergenza Coronavirus. Troppo care, irreperibili, non a norma e altri i problemi che hanno fatto seguito all’obbligatorietà delle stesse, così tanti che alla fine hanno spinto le autorità a dover intervenire. E adesso, che si punta ad una maggiore produzione (in tempi brevi e a costi ottimali), un nuovo accordo è stato raggiunto tra il ministro della Giustizia Bonafede e il Commissario straordinario Arcuri.

Mascherine chirurgiche prodotte dai carcerati: accordo raggiunto tra Bonafede e Arcuri

L’idea che sta alla base dell’intervento promosso dal ministro Bonafede e da Arcuri è la seguente: spostare la produzione di mascherine all’interno dei carceri italiani, avviando un progetto di inclusione sociale e sostenendo la produzione degli strumenti di protezione individuale, diventati obbligatori durante l’emergenza sanitaria.

Dopo aver raggiunto l’accordo sulla vendita delle mascherine chirurgiche a 50 centesimi – tra non poche polemiche – il Commissario straordinario sta adesso cercando di mantenere fede alla promessa fatta qualche settimana fa, ovvero quella di puntare ad un aumento della produzione delle stesse, così da evitare eventuali carenze del prodotto.

Il progetto prende vita: al via la produzione nei primi carceri

Nell’iniziativa lanciata da Bonafede e Arcuri i detenuti impiegati saranno ben 320, dislocati in tre diversi carceri italiani, ovvero Bollate, Rebibbia e Salerno (che sono anche gli unici istituti penitenziari ad oggi coinvolti in questa prima fase del progetto).

Le prime macchine destinate alla produzione di mascherine chirurgiche sono già arrivate al carcere di Bollate, dove l’attività sarà presto avviata.

Gli obiettivi prefissati da Arcuri e Bonafede: si punta ad arrivare a 800 mila mascherine al giorno

Pur essendo ancora alla sua fase iniziale, il progetto di Arcuri e Bonafede risulta essere oggi molto ambizioso. Nel primo periodo di avviamento al lavoro, infatti, la produzione delle mascherine dovrebbe arrivare a circa 400 mila dispositivi al giorno. L’obiettivo finale, tuttavia, è il raddoppio, portando la produzione a 800 mila mascherine chirurgiche al giorno.

In questo modo si vuole continuare a far fronte ai bisogni del Paese, ottimizzando le risorse e impegnandole in un progetto che, al di là della sua natura pratica, si contraddistingue anche per il suo fine sociale.

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