Fase 2, in Germania contagi ai minimi: come funziona il modello tedesco

La Germania pronta a riaprire con uno dei tassi di mortalità più bassi d'Europa

Come dimostrano i dati più recenti, la Germania è riuscita a far fronte all’emergenza Coronavirus meglio di molte altre nazioni del mondo. Quando i contagi hanno raggiunto il picco – tra il 26 marzo e il 3 aprile – il tasso di mortalità nel paese è rimasto comunque inferiore a quello dell’Italia e della Spagna (tra gli Stati europei più colpiti oggi dalla pandemia). Ma a cosa è dovuto questo successo?

Come la Germania ha affrontato la pandemia: il modello tedesco

Il modello tedesco messo a punto dalla Merkel per affrontare la pandemia è stato chiaro fin da subito: un blocco precoce delle attività già a marzo, test di massa rapidi, un sistema sanitario efficiente e una comunicazione governativa chiara e mirata.

Oggi, mentre il mondo – Italia compresa – si interroga su come gestire la Fase 2 (qui il nostro speciale di QuiFinanza), le cose in Germania non sono cambiate così tanto.

L’R0, che sostanzialmente indica la velocità di diffusione del virus, è rimasto al di sotto di 1. Fatta eccezione di un lieve aumento da 0,65 a 1,1 lo scorso fine settimana, che aveva fatto preoccupare gli esperti, oggi il valore è sceso e si mantiene intorno all’0,8.

La Legge sulla protezione dalle infezioni

Per dare un chiaro segnale al Paese, giovedì scorso il Parlamento federale tedesco ha anche approvato la Legge sulla protezione delle infezioni. Il testo contiene tutta una serie di disposizioni rivolte ai cittadini e ai residenti in Germania: dettami e precauzioni per prevenire i contagi una volta che tutto sarà tornato alla “normalità”. La Merkel è dunque pronta a riaprire tutto, ma per farlo ha prima disposto un piano di intervento preciso.

Prima di tutto, i test nelle case di cura e negli ospedali saranno drasticamente aumentati (con centinaia di migliaia di tamponi eseguiti settimanalmente). Le autorità sanitarie avranno poi l’obbligo di registrare ogni risultato negativo del test e le persone considerate “guarite”, in modo che il governo possa sempre mappare il virus.

La mappatura del virus

C’è da dire che, anche prima dell’approvazione della legge, nelle ultime settimane la Germania ha continuato a testare le persone in massa, monitorando coloro che erano risultati positivi ed evitando così il collasso delle terapie intensive.

La diagnostica in anticipo e il monitoraggio costante dei contagiati e i guariti ha così permesso alla Germania di contenere l’emergenza.

Ai pazienti in condizioni più critiche, inoltre, lo Stato ha assicurato l’accesso rapido ai respiratori e agli apparecchi salva vita. I guariti, invece, sono stati e vengono tuttora seguiti anche una volta dismessi dall’ospedale. In questo modo, come ha dichiarato l’epidemiologo a capo del paese, Christian Drosten, a fine aprile molte terapie intensive risultavano essere semi vuote.

La Merkel premia gli operatori sanitari: bonus di 1.000 euro a chi combatte il Coronavirus

Angela Merkel ha deciso anche di approvare un bonus destinato agli operatori sanitari, più precisamente agli infermieri. Non si tratta però solo di un gesto di buon cuore. Seppur la cancelleria è grata per l’immenso servizio che queste persone stanno offrendo allo Stato, un’altra consapevolezza l’ha spinta ad aumentare lo stipendio di queste figure.

Prima dell’emergenza Coronavirus, infatti, vi era un’effettiva carenza di infermieri, difficili da trovare per via dei salari bassi. Da qui, quindi, la scelta di procedere con il riconoscimento di un  bonus di 1.000 euro agli infermieri, onde scongiurare eventuali crisi di personale proprio nel momento in cui c’è più bisogno.

Germania e Italia a confronto: i fattori che hanno contribuito al successo

Mentre Spagna e Italia hanno registrato alla fine di marzo tassi di mortalità fino al 10%, in Germania nello stesso periodo – il 27 marzo – era dello 0,74%. Un successo questo che può essere attribuito a 4 fattori:

  • test di massa rapidi;
  • blocco controllato e preventivo;
  • un’ottima organizzazione;
  • e fortuna.

Riguardo all’ultimo fattore, infatti, c’è da dire che a marzo l’età media di chi si è ammalato di Coronavirus in Germania era di 46 anni, mentre in Italia era di 65. E sappiamo benissimo che gli anziani hanno molta più probabilità di morire se contraggono il virus rispetto ad uno più giovane, il che ha influenzato non poco i tassi di mortalità.

Con i dati a suo favore, dunque, la Merkel si prepara a riaprire tutto: dalle scuole al campionato di calcio fino ai viaggi dentro e fuori il Paese. Forse per questo motivo, ad oggi, per molti il modello tedesco rimane quello più efficiente ma – sopratutto – quello dal quale prendere esempio.

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