Fase 2, con ampie riaperture terapie intensive in crisi: date e numeri

Secondo un report del Comitato tecnico scientifico, con la riapertura totale le terapie intensive tornerebbero al collasso l'8 giugno

Dopo la conferenza stampa in cui il premier Giuseppe Conte ha annunciato il contenuto del Dpcm del 26 aprile sulla Fase 2, sul web e non solo sono stati in tanti a manifestare delusione per l’estrema prudenza con cui il Governo sta allentando le maglie del lockdown. Ma ad aver influenzato l’Esecutivo nel rimandare provvedimenti di ripartenza più “coraggiosi”, sarebbe stato un report compilato dal Comitato tecnico scientifico, ottenuto e diffuso dal Fatto Quotidiano. 

Il report degli esperti

Tale documento, lungo circa 20 pagine e prodotto prima dell’adozione del Decreto, considera 92 scenari possibili a seconda della gradualità delle riaperture previste, e ne studia le rispettive ripercussioni sulla tenuta del sistema sanitario. E i risultati dell’analisi non hanno incoraggiato un’accelerazione nel ritorno alla normalità: tutt’altro. Perché secondo gli scenari più drammatici, il nostro Paese avrebbe visto un evidente aumento del fattore R0 ben al di sopra dell’unità (sotto la quale la curva dei contagi inizia a decrescere), un boom di nuovi contagi e un nuovo sovraffollamento delle terapie intensive. 

Scenario A, il più drammatico

L’ipotesi A considera la riapertura, oltre che della manifattura e delle costruzioni, di tutto il commercio, della ristorazione, e delle scuole, e non contempla il telelavoro. Un “liberi tutti” che contempla un ritorno alla normalità anche in termini di vita sociale e un ricorso ai trasporti senza limiti. In questo caso, si registrerebbe un picco di massima occupazione delle terapie intensive all’8 giugno con 151mila ricoveri di pazienti, e a fine 2020 si conterebbe un totale di 430.886 ricoveri complessivi in terapia intensiva.

Scenario B, scuole chiuse

Il secondo scenario, il “B”, considera l’apertura di tutte le attività tranne le scuole. In questo caso, il picco in terapia intensiva si raggiungerebbe l’8 agosto con 109mila paienti e 397mila a fine anno.

Scenario C, telelavoro

Il terzo scenario, il “C”, contempla tutte le riaperture adottando però l’opzione del telelavoro ove possibile, cosa che farebbe scalare il picco dei pazienti al 31 agosto, con 85mila contagiati, per un totale di 365mila a fine anno. 

Scuole osservate speciali

Il documento spiegherebbe anche la decisione del Governo di non considerare l’apertura delle scuole, se non a partire da settembre. Secondo i tecnici, infatti, il via libera all’insegnamento di persona “potrebbe portare allo sforamento del numero di posti letto in terapia intensiva attualmente disponibili a livello nazionale”, che attualmente sono 9.000.

E se con il settore edile e manifatturiero aperti la trasmissione del contagio sarebbe sotto controllo, il settore commerciale e di ristorazione comporterebbe un aumento di contatti in comunità, cosa che “può potenzialmente innescare nuove epidemie”. Il report sottolinea anche che nella maggior parte degli scenari di riapertura dei soli settori professionali, con le scuole chiuse, anche ammettendo un innalzamento della trasmissibilità oltre la soglia epidemica, il numero atteso di terapie intensive al picco resterebbe inferiore alla disponibilità di posti letto a livello nazionale. 

L’impatto dei dispositivi di protezione

Considerato dalla task force anche l’impatto dell’adozione diffusa di dispositivi di protezione individuale. Se quest’ultima riducesse la trasmissibilità del 15%, gli scenari di riapertura del settore commerciali comporterebbero un contenimento sotto la soglia epidemica solo nel caso in cui si limitassero le infezioni in comunità negli over 60 anni. Se invece l’adozione diffusa di mascherine e guanti riducesse la trasmissibilità del 25%, “gli scenari di riapertura del settore commerciale e di quello della ristorazione alla comunità potrebbe permettere un contenimento sotto la soglia solo riuscendo a limitare la trasmissione in comunità negli over 65 anni”.

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