Esame Recovery, bomba licenziamenti e crisi industriali: le incognite

Serve, in fretta, un cambio di passo

Passano i mesi, cambiano i Governi ma in una situazione di costante incertezza (con la pandemia che non ne vuole sapere di piegare la testa continuando a condizionare in maniera sostanziale l’andamento dell’economia, fiaccata da restrizioni e chiusure che vanno avanti ormai da un anno) sono più le incognite delle soluzioni. Almeno per il momento infatti, tanti i nodi sul tavolo.  Consumi, PIL e imprese sono all’angolo dopo il colpo da ko inferto dalla pandemia. Cosa fare?

 

L’occasione da non mancare assolutamente si chiamaRecovery Plan con il nostro Paese chiamato ad un concreto cambio di passo. L’Europa mette  sul piatto un tesoretto da oltre 196 miliardi tra sussidi e prestiti. Ma le risorse non bastano, la vera svolta passa per il miglioramento della capacità di spesa come ha ricordato Draghi appena qualche giorno fa durante l’intervento In vista del vertice UE. di ieri.

Il Presidente del Consiglio ha già fissato il perimetro chiarendo che l’ obiettivo è “divenire capaci di spendere i fondi” europei a partire da quelli di Next generation Eu “e farlo bene”, ha detto intervenendo a “SUD – Progetti per ripartire”, l’iniziativa di ascolto e confronto promossa dal ministro Carfagna,  spiegando di voler “fermare l’allargamento del divario e dirigere questi fondi in particolare su donne e giovani”. La teoria come sempre non fa una piega. Ma la pratica? 

C è poi la “bomba licenziamenti” pronta a esplodere. Anche qui, problema solo rimandato ma non risolto. Con il decreto sostegni infatti è arrivata la proroga al blocco fino alla fine di giugno ma cosa succederà dopo?

Si resta alla finestra con la curva dei contagi che detta legge senza escludere un nuovo intervento dopo quella data con i sindacati che chiedono protezione per i lavoratori fino a servirà. Intanto, interviene il Presidente di Confindustria Bonomi: “Più che un blocco dei licenziamenti è un blocco delle assunzioni. Non chiediamo interventi per licenziare ma per assumere, spero che con questo Governo si possa andare su questa strada: dal primo gennaio 2014 al 31 dicembre 2019 sono stati creati 800mila posti. Nel 2020 ne sono stati bruciati 450mila”.

Infine, non meno importante, il capitolo delicatissimo sulle crisi industriali, Whirpool in testa. Altissima tensione nella giornata di ieri con il  Presidio dei lavoratori in Piazza del Plebiscito a Napoli per sollecitare la Prefettura ad “intervenire sul Governo affinchè al più presto – come precisato da FIM FIOM e UILM nella lettera consegnata in un incontro che si è tenuto al palazzo di Governo – ci sia una convocazione di un incontro sindacale per poter ripresentare le ragioni del nostro No alla chiusura di Napoli e dimostrare il lento disimpegno dall’Italia che in tutti i siti si sta registrando con azioni sistematiche che contraddicono impegni ed accordi.

I Sindacati, in pressing sul Ministro Giorgetti, chiedono di essere parte attiva della trattativa e di essere convocati con urgenza perchè “nessuna decisione può essere presa senza il coinvolgimento delle parti sociali”.

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