Emergenza Covid in Libano, dopo l’esplosione aumentano i contagi: cosa sta succedendo

A Beirut, dopo la devastante esplosione che ha ucciso quasi 200 persone, è stato dichiarato lo stato d’emergenza

Crescono i casi di Coronavirus in Libano. Dopo l’esplosione a Beirut le autorità hanno deciso di dichiarare lo stato d’emergenza, preoccupate per l’attuale situazione in cui riversa il sistema sanitario e il numero di contagi in vertiginoso aumento. Il Governo, per questo motivo, sta cercando di correre ai ripari. 

Beirut, dichiarato stato d’emergenza dopo l’esplosione

Il ministro della salute libanese, Hamad Hasan, ha approvato un blocco di due settimane a seguito del numero record di casi di Coronavirus registrato nel paese. Il lockdown in Libano arriva quindi dopo la terribile esplosione che ha causato quasi 200 morti e ferito diverse migliaia di persone a Beirut, complicando di non poco una situazione già di per sé delicata. 

Solo nella giornata di lunedì 17 agosto 2020 in Libano sono stati registrati ben 439 nuovi casi mentre, secondo quanto riportato dal Johns Hopkins Coronavirus Resource Center, su una popolazione di 6,8 milioni di abitanti il numero di contagi rilevati complessivamente fino ad ora è pari a 9.337 (con 105 morti in totale). Dati preoccupanti questi, soprattutto se si pensa che le strutture sanitarie di Beirut, la capitale, sono al momento sovraccariche e in parte danneggiate e poco equipaggiare dopo l’esplosione. 

“Dichiariamo oggi lo stato di emergenza, abbiamo bisogno di prendere una decisione coraggiosa, chiudere (il paese) per due settimane”, ha detto Hamad Hassan a radio Voice of Lebanon. 

Libano, fuga dei contagi: cosa è successo dopo l’esplosione

Martedì 4 agosto 2020 circa 178 persone hanno perso la vita e altre 6.000 sono rimaste ferite quando 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio ad alta densità hanno causato una devastante esplosione in città. Una situazione tragica, drammatica per molti cittadini, che già con fatica si stavano riprendendo da una delle peggiori crisi economiche degli ultimi decenni. Milioni di persone, già prima dell’esplosione, si trovavano infatti sull’orlo della povertà. 

L’esplosione ha distrutto case, edifici e ospedali, alcuni dei quali hanno dovuto curare i pazienti all’esterno o inviarli in altre strutture per ricevere soccorso e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, quasi la metà dei 55 centri medici di Beirut sono oggi fuori servizio

Come se non bastasse – riporta il Journal – la notte dell’esplosione circa una dozzina di pazienti affetti da Coronavirus, presi dal panico, sono fuggiti dal loro reparto mescolandosi ad altri pazienti, compresi quelli rimasti coinvolti nell’incidente. Questo potrebbe aver scatenato la nascita del primo grande focolaio che ha fatto poi schizzare in alto il numero dei contagi. 

Le preoccupazioni dell’OMS 

A preoccupare l’OMS, come dichiarato in un comunicato, è il sistema sanitario libanese: non ci sono abbastanza forniture di medicinali e i fumi chimici potrebbero avere un impatto dannoso sulla salute delle persone affette da patologie di base. 

Il Libano aveva abbastanza medici e infermieri ma, già prima dell’esplosione, ha dovuto fare i conti con carenze di forniture mediche e servizi sanitari sempre più scadenti a causa della crisi economica. 

Adesso potrebbe esserci un ulteriore picco dei contagi perché, oltre alla fuga dei pazienti dai reparti Covid, molti operatori sanitari e di soccorso che sono intervenuti sul posto dopo l’esplosione non hanno rispettato il distanziamento sociale o indossato le mascherine di protezione individuale. Lo stesso vale per la gente trovatasi a Beirut al momento dell’accaduto che, in un momento di caos generale, non ha certo pensato a come evitare di infettarsi. 

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