Elezioni 2022, chi vuole aumentare gli stipendi in caso di vittoria

Lavoro e stipendi: come intendono agire i partiti in caso di vittoria alle prossime elezioni? Le proposte a confronto, prima del voto del 25 settembre

Settembre è appena iniziato e la campagna elettorale in vista del voto di domenica 25 è entrata nel vivo: tra comizi in piazza, interventi sui social e in tv, i leader dei principali partiti al voto si stanno sbilanciando su più fronti, facendo promesse che dicono di essere intenzionati a mantenere.

Per quanto riguarda il lavoro, per esempio, uno dei temi caldi è sicuramente quello degli aumenti in busta paga. C’è un problema con gli stipendi in Italia (e ne aveva già parlato qui) perché, mentre il costo della vita continua a crescere, le retribuzioni non riescono a tenere il passo con il caro prezzi (qui gli aumenti previsti a settembre).

Ma, su questo fronte, cosa hanno intenzione di fare partiti in corsa al voto in caso di vittoria?

Aumento stipendi e pensioni: il cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi

Fin da quando ha annunciato di voler di nuovo scendere in campo con Forza Italia, in vista delle prossime elezioni, Silvio Berlusconi ha promesso un aumento degli stipendi e pensioni più alte ai suoi elettori.

Nel suo programma politico, come annunciato da lui in più occasioni, anche un contributo mensile ai giovani, di mille euro al mese, e la promessa di non abolire il reddito di cittadinanza ma di cambiarlo, per migliorarlo.

Non ha mai parlato di cifre precise Berlusconi, fatta eccezione per le forze dell’ordine, a cui ha garantito aumenti in busta paga pari al 33%, oltre a un aumento degli organici (quindi maggiori assunzioni).

Anche la Lega vuole aumentare gli stipendi: la proposta di Salvini

Sulla stessa linea di Berlusconi, anche Salvini durante i suoi interventi ha parlato di voler aumentare gli importi in busta paga.

La proposta della Lega, nello specifico, mira a detassare straordinari e premi ai dipendenti ai collaboratori, così che questi possano sentire meno la pressione fiscale, che si dovrebbe tradurre in stipendi più alti. Anche in questo caso, però, nemmeno il leader del Carroccio ha dato cifre specifiche.

Meloni frena sul salario minimo e gli aumenti in busta paga

“Il tema dell’aumento dei salari italiani bassi e fermi è serissimo – ha dichiarato Giorgia Meloni ai microfoni di Radio 24 – ma su come realizzarlo dobbiamo ragionare bene e decidere dove mettere le risorse che in questo momento abbiamo. Per me il salario lo si aumenta di certo con un taglio netto del cuneo fiscale in busta paga accompagnato agli incentivi alle imprese ad assumere e occupare”.

La proposta di Fratelli d’Italia, nello specifico, mira alle imprese: promettendo alle realtà economiche e commerciali operanti nel Paese di poter contare su incentivi e aiuti statali proporzionati alle assunzioni.

“La proposta di Fdi per le imprese ‘più assumi meno tasse paghi’ significa questo”, ha infatti spiegato la stessa durante il suo intervento.

No aumenti ma parità di salario: la proposta del Movimento 5 Stelle

Non ha parlato di aumenti Giuseppe Conte, ma ha più volte ribadito l’interesse del suo partito nel garantire la parità di salario in più settori professionali.

Così il leader del Movimento 5 Stelle ha esposto quelle che sono le intenzioni dei pentastellati in tema di stipendi. Allo stesso tempo, inoltre, il programma elettorale prevede la riduzione dell’orario di lavoro per i dipendenti italiani, partendo con 4 ore di riduzione su 40 settimanali.

“Tutti gli studi in materia – ha affermato Conte in un’intervista rilasciata a La Stampa – dimostrano che non è vero che più si lavora e più si è produttivi: oltre una certa soglia la produttività non migliora affatto, anzi. In Italia ci ritroviamo con una media di ore lavorate all’anno che è la più alta in Europa: noi siamo a circa 1.723 ore l`anno, in Germania a 1.356 e hanno una produttività molto più elevata […] Ne discuteremo: non va fatto contro le imprese, ma in Italia abbiamo una media di ore lavorate che è tra le più alte in Europa senza benefici per la produttività”.

Calenda e Renzi d’accordo su detassazione e aumenti in busta paga

Sul tema lavoro e stipendi si sono espressi anche Calenda e Renzi, dichiarando di essere d’accordo sulla detassazione totale fino a 25 anni di età e del 50% fino a 30 anni.

Azione e Italia Viva, infine, hanno in programma l’aumento della retribuzione degli insegnanti e, in generale, il miglioramento delle condizioni salariali dei lavoratori italiani. I leader di entrambi i partiti, però, non hanno ancora specificato le modalità e gli interventi.