Recovery fund e rischio crisi: le insidie al governo Conte

Gualtieri ha presentato al Premier Conte la nuova bozza che sarà sottoposta al vaglio del CdM

Il Recovery Plan rischia di rappresentare una mina per il Governo Conte Bis, con numerose incognite sul futuro dell’esecutivo, ma anche sulla possibilità dell’Italia di sfruttare al meglio i 209 miliardi di risorse che giungono dall’UE per il Piano di Ripresa e Resilienza. Centinaia di progetti sono sul piatto – dal green al digitale, dalle infrastrutture, alla sanità, dalla scuola al sostegno sociale – ma a Palazzo Chigi aleggia aria di crisi, che il periodo delle festività natalizie non sembra aver sopito. Cosa porterà il nuovo anno? Quanto tempo c’è per presentare il piano a Bruxelles? Il tempo stringe.

Conte riceve la bozza del Recovery

Il Ministro Gualtieri ha discusso ieri con il Premier Conte il Recovery Plan nella versione riveduta e corretta dai tecnici del Tesoro, per tener conto delle istanze della maggioranza, cui sarà sottoposto il Piano a partire da oggi. Presenti alla riunione anche il ministro per gli Affari Ue, Enzo Amendola, e il titolare del Sud, Peppe Provenzano.

Conte ha annunciato che il CdM esaminerà la bozza. “Non è mai venuta e mai verrà meno, da parte mia, l’apertura al confronto e all’ascolto delle forze che sostengono il governo. Ho sempre lavorato per raccogliere tutte le proposte migliorative su ogni tema o provvedimento sin qui adottato e così sarà anche in futuro, perché è questo che ci chiedono i cittadini. Questo vale, ovviamente, anche per il Recovery Plan”, ha scritto il Premier su Facebook.

Un percorso condiviso ma la crisi incombe

“A breve ci ritroveremo con tutte le forze di maggioranza per operare una sintesi complessiva, che valga a selezionare gli investimenti e le riforme più utili a modernizzare il Paese”, ha chiarito Conte.

Ma la crisi che aleggia da prima di Natale non sembra affatto placata, Matteo Renzi non arretra ed il Recovery potrebbe accendere la miccia per giungere ad un rimpasto, ad un Conte Ter o, ipotesi meno probabile, a nuove elezioni.

Le priorità del Pnrr 

“I 209 miliardi che l’Europa ci mette a disposizione sono risorse ingenti, ma le nostre scelte devono essere ben ponderate”, ha spiegato Conte, aggiungendo che “punterà con ancora maggior decisione sugli investimenti, soprattutto quelli ad alto impatto sulla crescita, sulla trasformazione dei settori e sulle filiere innovative. Maggiori risorse saranno destinate, in particolare, alla salute, ai giovani, al terzo settore, agli asili nido e alle persone con disabilità”.

Nel Recovery crescono le risorse per la Sanità, che vengono raddoppiate a 18 miliardi dai 9 inizialmente previsti. Gli altri capitoli di spesa rivisti aumento sono le infrastrutture sociali, l’istruzione e la cultura. Saranno poi privilegiati tutti i progetti a favore del lavoro, delle donne e dei giovani e del Sud.

Quanto alla ripartizione, sembra che la nuova bozza punti al 70% di risorse dedicate agli investimenti, meno a bonus e sussidi, e sui progetti aggiuntivi che non sono già inclusi nella finanza pubblica e puntano ad accelerare la crescita. Tali progetti dovrebbero ammontare a circa 125 miliardi e verrebbero finanziati con sovvenzioni europee a fondo perduto per circa 68 miliardi, il resto con i prestiti, che impattano sul deficit.

Lo spauracchio del MES

Fra i punti più dibattuti c’è la possibilità di ricorrere al MES, fortemente osteggiato dal M5S. Matteo Renzi preme per il suo utilizzo, ma Conte avrebbe di nuovo accantonato l’idea per non creare fratture con l’ala pentastellata. Non sembra aver fatto presa neanche  l’ultima proposta di inserire nel Recovery un mini-MES da 12 miliardi.

Il rischio di perdere quel treno in corsa 

Il tempo corre e si profila un ritardo clamoroso per l’Italia che deve presentare il proprio Piano a Bruxelles entro il mese di aprile. Una scadenza che non sembra molto vicina, ma che potrebbe rivelarsi troppo imminente in un clima di tensione all’interno della maggioranza.

L’Italia rischia dunque di non riuscire a rispettare i tempi, non tanto per l’erogazione della prima tranche, circa 20 miliardi, che viene anticipata alla presentazione del Piano, quanto per le scadenze semestrali successive, dal momento che sarà la Commissione europea a vigilare sull’attuazione dei progetti e delle riforme, potendo anche bloccare il pagamento delle successive tranche.

Il Commissario Gentiloni, consapevole delle molte insidie, ha già avvertito che l’Italia deve adottare “procedure straordinarie e corsie preferenziali” per accelerare i tempi del Recovery.

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