Draghi pronto al QE: benefici e ragioni. In barba alla Bundesbank

Quanto è cool Mario Draghi! Ha imparato a negoziare con o' Ministro Pomicino

Quanto è cool Mario Draghi! Ha imparato a negoziare con o’ Ministro Pomicino

 

Tutta l’Europa attende con ansia la decisione di domani del Governing Council, l’organo di governo della Banca centrale europea. Si riunisce ogni quindici giorni a Francoforte sul Meno per decidere riguardo quale la politica monetaria adottare all’interno dei Paesi aderenti all’euro. Con l’ingresso nell’euro della moneta lituana, il litas, sono 19 i Paesi che condividono l’euro come moneta di conto, mentre sono 28 i Paesi che fanno parte dell’Unione Economia e Monetaria, ma non hanno adottato l’euro, per esempio Regno Unito, Repubblica Ceca, Polonia.

Il Governing Council è composto dai 6 membri del comitato esecutivo della BCE a cui si aggiungono i governatori delle banche centrali (19) dei Paesi che fanno parte dell’euro.

In Germania l’opinione pubblica è contraria alla politiche non convenzionali auspicate da Draghi. In particolare il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha manifestato il suo dissenso sostenendo che in Europa non esiste la deflazione. Non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. Weidmann non sa che all’inizio degli anni Novanta, quando era direttore generale del Tesoro, Draghi si è fatto le ossa da un punto di vista negoziale con quel furbacchione e spendaccione di Paolo Cirino Pomicino, ministro del Bilancio, che distruggeva la notte quanto di buono era stato fatto di giorno dal ministro del Tesoro Guido Carli. Draghi, uno come Weidmann, se lo mangia a colazione.

Se contestualizziamo, in Germania Draghi è stato subissato di critiche, poichè la storia dei tedeschi è intrecciata con la paura atavica dell’inflazione che ha contribuito al depauperamento dei risparmi negli anni Trenta e all’avvento di Adolf Hitler. Ricordiamoci che si andava in giro con le carriole piene di marchi per fare la spesa. E i prezzi crescevano nell’arco della singola giornata. Un caso classico di iperinflazione.

Draghi ha voluto – prima del Governing Council di domani – farsi intervistare da Die Zeit, il quotidiano più popolare della Germania per esprimere pacatamente e con semplicità il suo punto di vista: “Noi abbiamo il compito di garantire la stabilità dei prezzi. La BCE è stata istituita nella tradizione della Bundesbank, ma con una grande differenza, perchè la BCE non è responsabile per un solo Paese, bensì per 19”. Conta l’interesse dell’Europa, non del singolo Paese. E l’Europa è in deflazione, i prezzi e la domanda scendono insieme, cosa molto pericolosa. Non a caso Draghi ha detto che “dal punto di vista del banchiere centrale l’inflazione è più facile da combattere della deflazione perchè è sufficiente alzare i tassi di interesse. Abbassare ulteriormente i tassi di interesse non è più possibile”. Non avendo possibilità infinite, la BCE acquisterà titoli di Stato sul mercato secondario (mercato primario=titoli in emissione, mercato secondario=dove si negoziano titoli già emessi).

Lo spirito e la tradizione della Bce spingono alla ricerca della massima condivisione al momento del decidere. Ma, come ha rimarcato Mario Draghi nella conferenza stampa del dicembre scorso l’unanimità non è un vincolo assoluto.

La strada ormai è tracciata. La decisione di domani sul Quantitative easing (QE) verrà presa a maggioranza con il voto contrario dei tedeschi. Non si può tornare indietro. Sarebbe un disastro, poichè i mercati già incorporano nei prezzi la decisione favorevole di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi europei.

Gli effetti di questo QE li potremo apprezzare in futuro. Il beneficio c’è già stato senza comprare alcun titolo obbligazionario. E’ bastato l’effetto annuncio. Il costo del denaro è diminuito, L’Euribor – il tasso interbancario che serve per il calcolo delle rate dei mutui a tasso variabile – è vicino allo zero, i tassi a lungo termine sono scesi ai minimi storici, il BTP a 10 anni rende sotto il 2%. Le banche molleranno i pappafichi? Renderanno più facile l’accesso al credito per le imprese o depositeranno (per prudenza e per paura di aumentare le sofferenze) le loro disponibilità presso la BCE al folgorante rendimento negativo del -0,25%? Dipenderà da come verrà realizzato il QE e quanto sarà grande l’impegno (sarà un “bazooka”?) della BCE ad acquistare. Non equivocate, ma le dimensioni contano.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

Draghi pronto al QE: benefici e ragioni. In barba alla Bundesbank