Difendere i nostri risparmi con l’educazione finanziaria

Se nel dopoguerra dovevamo combattere l'analfabetismo, oggi dobbiamo lottare contro l'analfabetismo finanziario

Se nel dopoguerra dovevamo combattere l’analfabetismo, oggi dobbiamo lottare contro l’analfabetismo finanziario.

Giuseppe Vegas, presidente della Consob – Commissione nazionale per le società e la borsa – nella consueta relazione in occasione dell’incontro annuale con il mercato finanziario ha evidenziato, tra le altre cose, che il livello di partecipazione delle famiglie italiane è aumentato, passando dal 41% del 2013 al 48% del 2014. Coloro che detengono almeno un’attività rischiosa – intesa come azioni, obbligazioni, risparmio gestito o polizze vita – sono passati dal 26% del 2013 al 32% del 2014 (sempre sotto il 2007, quando eravamo al 38%).

Nei portafogli delle famiglie è aumentato il peso del risparmio gestito, che raggiunge i 1.410 miliardi, +15% rispetto ai 1.215 di fine 2013, mentre calano in percentuale i depositi bancari e postali (che hanno un rendimento nullo).

Il punto dolente è che rimangono inadeguate le conoscenze economiche e finanziarie: quasi la metà del campione delle famiglie intervistato non sa cosa sia l’inflazione, solo il 46% sa cosa significa diversificazione degli investimenti – neanche Buffon lo sa – e meno del 43% sa descrivere correttamente cos’è la relazione rischio-rendimento. (Continua sotto)
Riteniamo infatti che una corretta educazione finanziaria sia un fattore determinante non solo per l’effettiva tutela dei singoli risparmiatori, ma anche per lo sviluppo del sistema finanziario nel suo complesso.  La Consob ha deciso di dedicare ampio spazio sul sito web all’educazione finanziaria creando un nuovo portale dove nel messaggio iniziale si legge: “Riteniamo infatti che una corretta educazione finanziaria sia un fattore determinante non solo per l’effettiva tutela dei singoli risparmiatori, ma anche per lo sviluppo del sistema finanziario nel suo complesso. La recente crisi iniziata nel 2007 ha evidenziato ancora una volta la stretta relazione tra protezione degli investitori e solidità (gli economisti la chiamano “robustezza”) del sistema finanziario. Risparmiatori “istruiti”, correttamente informati e consapevoli dei propri diritti (ma anche delle proprie responsabilità) sono meglio “attrezzati” per valutare la qualità dei servizi e dei prodotti finanziari loro proposti o per identificare attività abusive o fraudolente, con il risultato di ottimizzare la “gestione” dei propri risparmi”.

Se si punta sulla trasparenza dei prodotti finanziari e poi l’investitore non è in grado di distinguere tra un’azione e un’obbligazione, tutto il lavoro va a farsi benedire. Ha ragione Magda Bianco, titolare del servizio Tutela dei clienti e antiriciclaggio di Banca d’Italia secondo cui se nel dopoguerra si doveva combattere l’analfabetismo, oggi si deve combattere l’analfabetismo finanziario.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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