Di Maio: dopo il Referendum tagliamo gli stipendi dei Parlamentari

L'ex capo politico dei 5 stelle risponde a coloro che ritengono insufficiente la misura del taglio del numero dei parlamentari

Il referendum costituzionale del 20 settembre continua a tenere banco nel dibattito politico del nostro Paese. A una settimana dall’apertura dei seggi il ministro degli Esteri Luigi Di Maio prova a fare chiarezza su quale sia il “piano generale” che il Movimento 5 stelle intende realmente portare avanti. Il referendum per la riduzione dei parlamentari, infatti, è solo un tassello di un puzzle più ampio.

L’obiettivo, spiega l’esponente di spicco del M5s, è quello di ridurre sensibilmente i costi della politica e, come dimostrato da più parti, il solo taglio della rappresentanza parlamentare è del tutto insufficiente. Secondo gli ultimi calcoli, effettuati dall’Osservatorio Conti Pubblici Italiani diretto da Carlo Cottarelli, il risparmio conseguente al taglio di 315 tra Deputati e Senatori si attesterebbe attorno ai 53 milioni di euro annui. Ossia, meno di un euro l’anno per ogni italiano. Per questo, il passaggio successivo in caso di vittoria del “Sì” (e quindi conferma della modifica alla Costituzione) riguarda la riduzione degli stipendi dei parlamentari.

Di Maio: se vince il “Sì” tagliamo gli stipendi

Nel corso di un evento pubblico ad Andria, dove è in corso la campagna elettorale per le regionali, l’inquilino della Farnesina ha lanciato una nuova proposta. Se alla chiusura delle urne (si vota domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15) il “Sì” dovesse vincere – confermando così il taglio di 315 “poltrone” – il Movimento 5 stelle si farà promotore di una legge per il taglio degli stipendi dei parlamentari.

“Adesso – ha affermato l’ex capo politico del Movimento – alcuni parlamentari sono diventati tifosi del taglio degli stipendi dei parlamentari. Allora vi propongo un patto: noi cittadini il 20 e 21 tagliamo il numero dei parlamentari e, contestualmente, il 22 tagliamo pure gli stipendi dei parlamentari, questa volta per legge, non per singola iniziativa dei parlamentari come facciamo noi”.

Gli altri ci imitino

Nel corso dell’evento pugliese, il ministro degli Esteri ha invitato gli altri parlamentari (che in questi giorni starebbero dando sfoggio di “fastidioso benaltrismo”) a seguire l’esempio degli esponenti del Movimento 5 stelle, che da tempo hanno deciso di auto-ridursi stipendio e rimborsi per le cariche elettive ricoperte. “Noi lo facciamo da 8 anni, consiglieri regionali, parlamentari, ministri continuano a tagliarsi lo stipendio e chi non ci crede, puo’ andare a vedere: io da capo politico ho espulso un mare di gente, negli anni, che non restituiva lo stipendio. Perché poi ci sta sempre chi non fa, però da noi se ne va, non ce lo teniamo dentro”.

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