Di Maio deve restituire il suo Tfr, scoppia il caso nel M5S

Di Maio e gli altri scissionisti dovranno restituire buona parte del Tfr per non andare in causa col Movimento: la minaccia di Conte è chiara

Nuovi guai in arrivo per Luigi Di Maio, ex ministro del governo Draghi nonché ex guida del Movimento 5 Stelle prima della grande rottura nella scorsa legislatura. Alla caduta dell’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce, infatti, Di Maio aveva deciso di dividere la propria strada da quella del partito pentastellato aprendo un nuovo capitolo della sua vita, quella del partito Impegno civico nato nell’agosto 2022 e naufragato dopo le elezioni dello scorso settembre.

Dopo la sconfitta pesante alle urne, con la mancata rielezione in Parlamento, Di Maio ha deciso di allontanarsi dalla politica nostrana accettando un nuovo ruolo di rilievo per l’Ue (ne abbiamo parlato qui nel dettaglio), ma i fantasmi del passato tornano a bussare alla sua porta, col Movimento 5 Stelle che gli chiede di presentare il conto.

Di Maio e il caso del Tfr

Ad aprire il caso è stata l’attuale guida dei 5s Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio che ha puntato il dito contro Luigi Di Maio e gli altri scissionisti che in estate hanno abbandonato il partito. L’avvocato, che al momento sta valutando dei cambi di regolamento in seno al partito, ha infatti minacciato l’ex ministro degli Esteri di una causa se il Tfr che gli è stato versato a fine mandato non rientrerà quanto prima nelle casse del partito.

Nello specifico, infatti, Di Maio avrebbe diritto a una cifra vicina ai 45.000 euro come Trattamento di fine rapporto in Parlamento, ma una parte di questa andrebbe versata al partito del quale faceva parte. Se i deputati e senatori dei Movimento dovrebbero restituire il 20% del bonifico ricevuto da Camera e Senato, gli scissionisti, invece, sarebbero costretti a versare 30.000 euro dei 45.000 incassati in base alle regole varate nell’aprile del 2021 e fortemente volute, tra gli altri, proprio da Di Maio.

L’ex ministro degli Esteri ha fatto sapere di non avere ancora ricevuto il trattamento di fine mandato, aggiungendo che quando arriverà lo destinerà “alla collettività”. Altri fuoriusciti del Movimento hanno dichiarato di non voler restituire l’importo al partito perché “il M5S non è più quello di cui facevamo parte”. E intanto se si andasse oggi al voto il Movimento non sarebbe di certo in una condizione favorevole.

Cosa rischia Di Maio e il nuovo regolamento di Conte

Ma nello specifico cosa rischierebbe Luigi Di Maio? Stando alle parole dell’ex premier e attuale guida del Movimento 5 Stelle ci sarebbe pronta una causa. Il partito, infatti, se Di Maio non dovesse versare la quota di Tfr richiesta sarebbe pronto a trascinarlo in tribunale “in virtù di un regolamento che Di Maio ha elaborato, proposto e fatto approvare dal Comitato di garanzia dell’epoca”.

Conte ha infatti sottolineato che “Di Maio dovrebbe semplicemente rispettare quel che hanno scritto lui e gli altri scissionisti” e che la questione non potrà essere lasciata cadere semplicemente.

Intanto, come anticipato, Conte è al lavoro per il nuovo regolamento che tocca anche la questione delle restituzioni dei parlamentari in carica. Secondo quanto riferito da La Repubblica questi dovranno sempre rinunciare a 2.500 euro del loro stipendio, ma a cambiare sarà destinazione di questa somma. Se in passato 1.000 euro andavano al Movimento, mentre 1.500 euro andavano alla collettività tramite le restituzioni per finanziare associazioni no profit o il microcredito, secondo i piani adesso la ripartizione sarebbe in 2.000 euro al partito e 500 sarebbero per le restituzioni. Questa decisione di Conte sarebbe un modo per “fare cassa”, visto il numero più basso di parlamentari pentastellati in questa legislatura.