Decreto aprile, slitta tutto a causa degli scontri al Governo: i nodi da sciogliere

Decreto aprile, salta il Consiglio dei Ministri: scontri sugli aiuti alle famiglie e alle imprese in crisi

L’emergenza Coronavirus ha messo il Governo italiano di fronte ad una sfida senza precedenti: garantire aiuti alle famiglie e alle imprese in difficoltà mentre l’intera nazione è ferma. Alcune tasse sono state sospese o rinviate, su altre ancora si discute ma, nel frattempo, al Governo gli scontri non mancano. Così, in prossimità dell’approvazione del decreto aprile, il disaccordo tra le parti politiche è stato tale da far saltare il Consiglio dei Ministri. Bisogna procedere dunque, ma si deve ancora capire come.

Decreto aprile, i nodi da sciogliere

I nodi da sciogliere prima dell’approvazione del decreto aprile sono tanti. Da destra a sinistra tutti i leader politici continuano a dire di essere intenzionati a garantire sostegno alle persone che si trovano in difficoltà. Famiglie, imprese, liberi professionisti, imprenditori, precari e persino lavoratori disoccupati o in nero: il Governo ha detto che penserà a tutti. Ma la vera domanda, a questo punto, è: come? E con quali mezzi?

Mentre a Bruxelles i rapporti con l’Unione Europea non sono dei migliori, in Italia gli animi non sono di certo più distesi. A puntare il dito contro il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, proprio in queste ore, sono stati in primis quelli del Movimento 5 Stelle.

Luigi Di Maio, insieme a Nunzia Catalfo e Stefano Patuanelli, vogliono che il Governo riveda i termini dello scostamento di bilancio. Quello che hanno chiesto al Mef, nello specifico, è di autorizzare un deficit maggiore del 3% del Pil, investendo i 55 miliardi che se ne recupererebbero nel finanziamento del reddito di emergenza e aumentando il fondo per le imprese in difficoltà.

La discussione che si sta portando avanti sul disavanzo e il Def, il Documento di economia e finanza, rappresentano ad oggi i pilastri portanti del decreto aprile. Se infatti al Governo non viene tracciato un percorso chiaro al riguardo, il rischio è che il decreto, annunciato già da diverse settimane, slitti addirittura a maggio.

Cosa chiedono i Cinquestelle

Riguardo agli interventi da varare con il decreto aprile il M5s sembra avere le idee chiare. La Catalfo, a tal proposito, continua a spingere verso l’approvazione di un reddito di emergenza, che sia erogato sotto forma di sussidio mensile a precari e stagionali (che ad oggi risulterebbero essere circa 3 milioni). L’importo, secondo la ministra, varierebbe dai 400 agli 800 euro a seconda delle condizioni in cui riserva il nucleo famigliare. A tal proposito, difatti, dovrebbe far fede il quoziente familiare.

Patuanelli poi, con lo sguardo rivolto verso le aziende in difficoltà, durante la question time del 22 aprile ha chiesto di pensare a delle misure che siano in grado di garantire liquidità agli imprenditori, sopratutto a quelli che non possono contare su ingenti capitali. Da qui, quindi, la proposta di muoversi verso il riconoscimento di aiuti a fondo perduto e diretti per le srl e le realtà che occupano al loro interno meno di 10 dipendenti.

La risposta del Mef

Le proposte dei due esponenti pentastellasti, così come presentate, non hanno però trovato l’appoggio dei tecnici del Tesoro. Posto che anche loro stanno studiando come garantire aiuti a chi sta facendo e dovrà fare i conti con la crisi causata dalla pandemia, gli stessi devono anche tenere conto di quelle che sono le risorse a disposizione dello Stato.

Per questo motivo, sempre in vista dell’approvazione del decreto aprile, il Mef si è detto d’accordo ad approvare un reddito di emergenza, cui importo sarebbe però compreso tra i 400 e i 500 euro. Per quanto riguarda gli aiuti alle imprese, invece, potrebbero arrivare ma sotto forma di sconti fiscali.

D’altro canto, ad oggi, non c’è da stupirsi se i tecnici cercano di essere cauti nella gestione delle finanze statali. Secondo il Fondo monetario internazionale, infatti, il Coronavirus sta spianando la strada ad una delle crisi peggiori dopo quella del ’29, tutto questo mentre il nostro debito pubblico sale alle stelle. Procedere con cautela con la gestione del denaro, quindi, è fondamentale.

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