Da Recovery a immigrazione, le sfide del Governo Draghi 

Riuscirà finalmente l'Italia a mettere in atto il cambio di passo che tutti auspicano da anni? 

Al Presidente del Consiglio Draghi è stato giustamente concesso – in virtù dei prestigiosi incarichi fin qui ricoperti – un credito di fiducia del quale, a dire il vero, pochi dei suoi predecessori hanno potuto beneficiare in passato. Adesso però si passa dalla teoria alla pratica. Riuscirà finalmente l’Italia a mettere in atto il cambio di passo che tutti auspicano da anni?

RECOVERY, MOLTO PIU’ DI UN PIANO 

“Sbaglieremmo tutti a pensare che il PNRR sia solo un insieme di progetti, tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi e scadenze”. Con queste parole, la settimana scorsa, il Premier Mario Draghi ha presentato alla Camera dei deputati il Recovery Plan con il quale l’Italia avrà accesso  ai fondi necessari a rimettere in moto l’economia post Covid.

“Metteteci dentro le vite degli italiani, le attese di chi ha sofferto la pandemia, l’aspirazione delle famiglie, le giuste rivendicazioni di chi non ha un lavoro o di chi ha dovuto chiudere la propria attività, l’ansia dei territori svantaggiati, la consapevolezza che l’ambiente va tutelato. Nell’insieme dei programmi c’è il destino del Paese, la sua credibilità”. 

 

IMMIGRAZIONE, SALVINI TORNA ALLA CARICA

Nel frattempo, torna al centro del dibattito anche il dossier immigrazione che potrebbe agitare ulteriormente la maggioranza, già in fibrillazione su più di una questione. Nelle scorse ore, ad Augusta è sbarcata la nave Ocean Viking con a bordo 236 migranti. Il mezzo dell’Ong Sos Mediterranée aveva chiesto un porto sicuro il 27 aprile, il semaforo verde è arrivato il 30. Una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

Non si è fatta attendere la presa di posizione, ormai nota, del leader della Lega, Matteo Salvini: “Centinaia di clandestini sbarcati in poche ore, è inaccettabile – ha scritto su Facebook il segretario del carroccio – Abbiamo scritto al Presidente Draghi e ai ministeri della Salute e degli Interni: oltre a controllare chi arriva in aereo dai Paesi a rischio, fra Covid e varianti, è doveroso anche bloccare barchini e barconi per rispetto degli Italiani, dei loro sacrifici, della loro salute, della loro sicurezza”.

Fino ad oggi, Salvini non era mai tornato così apertamente sulla questione ma ora sembra pronto a dar battaglia: “Non si può fare nulla? Falso – ha aggiunto l’ex titolare del Viminale – Io in un anno ho ridotto delll’80% gli sbarchi e sto subendo due processi per aver difeso i confini. E con meno partenze, ci sono anche meno morti. Volere è potere”.

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