Da inflazione a caro bollette, le insidie per Draghi (se resta)

Ipotesi che, a dire il vero, con il passare dei minuti sembra sempre meno probabile

Mentre è in corso la discussione al Senato sul dl Aiuti, dal cui esito si capirà di più sul futuro del Governo, la strada dell’esecutivo resta rigorosamente in salita. Qualora si riuscisse a disinnescare, in extremis, la bomba che il Movimento Cinquestelle è pronto a far esplodere, l’agenda per il Presidente del Consiglio Draghi (ammesso che resti e con il passare dei minuti sembra sempre meno probabile)  resterebbe comunque piena di insidie.

Le insidie per Draghi (se resta)

Su tutti, l’inflazione schizzata all’8 per cento annuo che sta già mangia i risparmi degli italiani: secondo recenti calcoli della Cgia di Mestre il caro vita avrebbe eroso oltre 92,1 miliardi su 1.152 miliardi depositati sui conti correnti. Aumenti che hanno già avuto pesanti ripercussioni sul carrello della spesa, con il rischio, già denunciato dalle associazioni, che gli italiani rinuncino a un’alimentazione di qualità.  Gli artigiani mestrini segnalano anche che a distanza di 30 anni, ad esempio, “tutti ricordano ancora con grande rabbia il prelievo straordinario del 6 per mille imposto dall’allora Governo Amato sui conti correnti degli italiani. Nell’estate del 1992, infatti, quella misura costò alle famiglie 5.250 miliardi di lire, ovvero 2,7 miliardi di euro. Rivalutando questo importo a maggio 2022, il prelievo sale a 5 miliardi di euro; praticamente un “sacrificio” economico 18 volte inferiore ai 92 miliardi stimati, in quest’ultimo anno”,

Da alimentari ad affitti, quanto pesa l’inflazione?

Cattive notizie anche sul fronte degli affitti, che nel secondo trimestre sono aumentati del 7% secondo quanto calcolato dal Centro Studi di idealista: “La carenza di affitti a prezzi accessibili è destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi, per via dell’inflazione. Se questa situazione dovesse perdurare le prime vittime dell’aumento degli affitti sarebbero giovani e famiglie a reddito più basso”.

Un pensionato su tre sotto i mille euro

Per non parlare del fatto che il 40% dei pensionati è sotto i 12 mila euro all’anno, ossia meno di mille euro al mese. Grazie alle maggiorazioni, all’assegno sociale e all’integrazione al minimo si scende al 32%, uno su tre. E’ quanto emerge dal XXI Rapporto annuale Inps, presentato nei giorni scorsi.

Intanto, numeri Istat alla mano, sono 5,6 milioni le persone in povertà assoluta nel nostro Paese e 2,6 milioni quelle che devono persino chiedere aiuto per mangiare, stando ad un’analisi Coldiretti su dati Fead.