Da Conte a Letta, il gran ritorno dei rottamati da Renzi

La decisione di aprire la crisi ha, di fatto, cambiato gli assetti della politica italiana. E se alla fine il rottamatore finisse per essere rottamato?

In tanti hanno ancora negli occhi l’immagine della campanella che l’allora Premier Enrico Letta passò di mano a Matteo Renzi nel 2014, durante la tradizionale cerimonia a Palazzo Chigi che segna il passaggio di consegne tra vecchio e nuovo presidente del Consiglio.

Da allora sono passati 7 anni e tanta acqua sotto ai ponti. Adesso Letta, uno dei tanti “rottamati” prepara il gran ritorno sulla scena come Segretario del PD,  innescato ancora una volta dalle più recenti mosse del Senatore di Rignano sull’Arno che con la spallata al Conte Bis ha dato il via ad un imprevedibile effetto domino che ha cambiato gli assetti della politica italiana. 

Ad azionare l’ingranaggio, infatti,   la decisione – per molti scellerata – del leader di IV di  mettere fine all’esperienza di Governo tra M5s e PD con la sostituzione di Conte, in piena pandemia. Detto, fatto: al suo posto è arrivato il Premier Draghi che Renzi ha accolto con tutti gli onori del caso, rivendicando in più occasione di essere stato l’artefice di una operazione politica vincente. 

Conte rottamato? 
Non proprio. A poche ore dall’uscita di scena, il professore di diritto privato, ha lasciato intendere che la sua esperienza politica era tutt’altro che finita. Poco dopo,  è stato Grillo ad ufficializzare il progetto di rifondazione del Movimento con Conte pronto a vestire i panni di leader. Intanto, dai sondaggi arrivano buone notizie con i pentastellati che tornano a crescere, in scia all’effetto Conte. 

A scapito anche del PD, al quale rosicchiano consensi. Ecco perchè molti hanno rimproverato – tra le tante cose –  all’ormai quasi ex Segretario Zingaretti a che quella di essersi legato a doppio filo a Conte, un boomerang. Alla fine, esasperato dalle solite divisioni interne,  il Presidente della Regione Lazio è letteralmente sbottato e ha deciso di fare un passo indietro: “Mi vergogno che nel Pd da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti”. 

Una decisione maturata e convinta dalla quale non ha alcuna intenzione di fare retromarcia. Ecco, che spunta dal cilindro il coniglio- Letta chiamato a disegnare il nuovo perimetro che comprende sia il Movimento Cinquestelle che quell’area di sinistra ormai fuori dall’area DEM. 

Porte aperte, ovviamente, a Pierluigi Bersani, che ospite di Agorà, scalda i motori ricordando il rapporto con il suo ex numero due quando era segretario: “Letta ed io – ha sottolineato – siamo la prova vivente che in quel partito una volta si poteva lavorare assieme in vera amicizia e in vera lealtà”.
Renzi, uscito dai radar dopo mesi di sovraesposizione mediatica,  alla fine, appare sempre più all’angolo. Bocciato dai sondaggi, per lui la strada si fa sempre più stretta con i rottamati che preparano il gran ritorno.


Poco spazio alle interpretazioni. Incalzato mesi fa sulla crisi che stava per aprirsi,  Letta ha bocciato la mossa del leader di Italia viva che ha portato a termine nel momento peggiore per il Paese un progetto che aveva pianificato praticamente un anno fa. “Già a febbraio dell’anno scorso Renzi stava facendo cadere il governo Conte e la crisi fu impedita dall’arrivo del Covid a Codogno. Questa è la storia, la dimostrazione del fatto che le sue critiche al Recovery sono strumentali”.

Che sia proprio il rottamatore, alla fine, a finire rottamato? Non resta che attendere i futuri sviluppi del nuovo puzzle politico.

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