I Cugini di Campagna: gli ex possono usare ancora il nome della band

Secondo la Corte di Cassazione, anche i fuoriusciti da “I Cugini di Campagna” possono usare il nome della band nei live: com’è nata la polemica e cosa dicono i giudici

Non si sentiva parlare de “I Cugini di Campagna da un po’ di tempo, ora però è la Corte di Cassazione che torna a citarli. Dopo la divisione della band, abbandonata da alcuni componenti storici, era nata infatti una polemica sulla correttezza dell’uso del nome della band da parte dei “fuoriusciti”.

A rivolgersi ad avvocati, sono stati i gemelli fondatori del complesso pop, ancora in attività con i nuovi artisti entrati a far parte della formazione. Il dibattito nasceva proprio da questo: secondo i fondatori, i componenti che avevano abbandonato il gruppo, non potevano continuare a proporre i loro brani usando ancora il marchio “I Cugini di Campagna”. C’era infatti il rischio di indurre il pubblico in errore, facendo credere che ad esibirsi fosse la formazione classica e più conosciuta, anche perché era previsto l’uso dei manifesti della vecchia band.

I giudici invece l’hanno pensata diversamente, da quì la sentenza. Con la sentenza 9013 infatti la Corte di Cassazione esclude la concorrenza sleale fatta dai fuoriusciti dalla band, che rimane comunque titolare del marchio. I componenti del gruppo che hanno lasciato la band possono quindi continuare a fare concerti usando il loro nome e aggiungendo la dicitura “già Cugini di Campagna” nel manifesto.

Per i giudici della prima sezione, chi ha abbandonato la band ha il diritto di ricordare le proprie origini artistiche e, nel caso de “I Cugini di Campagna”, lo hanno finora fatto in maniera equa, perché hanno utilizzato nel nome la locuzione “già”, indicando un’esperienza passata.

Una sentenza che riuscirà forse a portare un po’ di tranquillità tra band attuale ed ex componenti. “I Cugini di Campagna” sono nati a Roma nel 1970 e fin dagli inizi hanno conosciuto un intenso via vai di componenti: gli unici stabili dal 1970 sono i due fondatori, i gemelli Michetti.

Nel dicembre 2017 si era tornato a parlare invece di un ex componente della band e storica voce di “Anima mia”, Marco “Kim” Occhetti. Intervistato da alcuni giornali, aveva infatti dichiarato di essere caduto in disgrazia: da ricco e famoso, si è ritrovato a dover suonare per strada e “sperare nel buon cuore delle persone”. Non solo: aveva anche denunciato dissidi e diatribe con la vecchia band. “Non mi hanno versato i contributi, si sono inventati mille sotterfugi. Sono tutti tirati con i soldi, ma a livelli estremi. Ed è finita male. Quella è gente fredda. Dopo la mia uscita, mi hanno messo i bastoni tra le ruote. Non volevano che usassi il nome della band”.

Un problema che si ripropone insomma, ma che forse ora, grazie ai giudici, è stato risolto.

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