Crisi governo, Salvini: “Inutile andare avanti”. Ritira i ministri?

"Ogni giorno che passa è un giorno perso, per noi l’unica alternativa a questo governo sono nuove elezioni" si legge in una nota del Carroccio

Secondo quanto si apprende da fonti di governo, il premier Giuseppe Conte si è recato al Quirinale per un’informativa al presidente Mattarella sulla situazione politica dopo lo strappo sulla Tav. “Nessuna ipotesi di dimissioni”, dunque, fanno sapere le stesse fonti. Il colloquio è durato circa mezz’ora.

Ma la Lega insiste: “Ogni giorno che passa è un giorno perso, per noi l’unica alternativa a questo governo sono nuove elezioni” si legge in una nota del Carroccio. E tra le ipotesi in ballo, nelle ultime ore, Salvini starebbe valutando di ritirare dal governo i ministri leghisti. A quanto apprende l’AdnKronos, questa opzione sarebbe subordinata al passo indietro del premier. Se Conte non lascia, ritiriamo i nostri ministri dal governo, sarebbe il ragionamento sul tavolo, con uno scenario atteso in queste ore. Dal palco di Sabaudia, era stato lo stesso Salvini a dire sibillino che “i ministri della Lega sono a disposizione”.

Insomma, per Conte – che compie 55 anni – si tratta di una festa con l’ansia della crisi di governo: probabilmente aveva previsto di fare come lo scorso anno, quando per il compleanno incontrò i giornalisti per tracciare un bilancio prima della pausa estiva. In quell’occasione ne approfittò per un brindisi con i rappresentanti della stampa. Copione che probabilmente avrebbe riproposto.

Ma le tensioni esplose dopo il voto al Senato sulla Tav hanno costretto Conte ad un cambio di programma, innanzitutto con il rinvio della conferenza stampa. E anche il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ha annullato gli appuntamenti previsti a Cavriago e a Bologna: il vicepremier ha incontrato a Palazzo Chigi i capigruppo parlamentari M5S, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva.

In un post su Facebook, Di Maio fa poi sapere che “i giochini di palazzo non ci sono mai piaciuti e questo dibattito sulle poltrone inizia a stancarmi. Siamo andati al governo non per chiederle, ma per tagliarle. E lo abbiamo messo nero su bianco nel contratto, insieme alla Lega. C’è una riforma del Movimento 5 Stelle che aspetta l’ultimo voto il 9 settembre. Il 9 settembre taglieremo definitivamente 345 parlamentari”.

“Significa – aggiunge – che alle prossime elezioni molti vecchi politicanti dovranno iniziare a cercarsi finalmente un lavoro. È una riforma epocale contro i privilegi dei politici e in favore del buon senso. Per anni lo Stato ha saputo solo chiedere, dal 9 settembre invece comincerà a restituire qualcosa indietro ai cittadini: risparmiamo mezzo miliardo di euro da mettere su strade, ospedali, sulla riduzione delle tasse. Manca solo l’ultimo voto e mi auguro nessuno si tiri indietro all’ultimo minuto, sarebbe gravissimo. Anzi, sarebbe un segnale al Paese. Il segnale di chi non vuol cambiare nulla. Le parole sono belle ma non bastano. Servono i fatti”.

In collaborazione con Adnkronos

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