Crisi bancaria, altri nove istituti in odore di crack

(Teleborsa) – Alle quattro banche salvate dal salva banche, delle quali la Popolare dell’Etruria era la capofila esemplificativa, forse perché la più grande delle quattro e la più mediaticamente esposta, si è aggiunta in silenzio la Banca Padovana di credito cooperativo, confluita nella Banca di Credito Cooperativo di Roma, dopo aver ripulito il capitale dai 600 milioni di crediti in sofferenza.

1,2 miliardi di depositi della banca padovana, insieme a 800 milioni di impieghi e 200 dipendenti sono stati quindi risparmiati dal crack.  

Nulla da fare per i vecchi azionisti della banca patavina che hanno visto evaporare il valore delle loro azioni, mentre verranno rimborsati dal Fondo di garanzia interbancario delle BCC 29 milioni di bond subordinati.  

Il nuovo anno vedrà poi far chiarezza sulle nove piccole banche ancora commissariate e sotto il controllo della Banca d’Italia. Se verrà trovata una soluzione, nel senso che si trova un compratore, gli istituti verranno assorbiti, altrimenti sono destinate a saltare.

Le banche in odore di crack sono il Gruppo Bancario Mediterraneo, la Cassa di Loreto e l’Istituto per il Credito Sportivo. Si uniscono alla pletora dei malati cronici la BCC Irpina, la Cassa di Folgaria, la Banca Popolare delle Province Calabre, la Banca di Cascina, la Banca Brutia e la BCC di Terra d’Otranto.

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