Cosa sono gli Uber files che imbarazzano Macron

Svelato il contenuto degli Uber files, documenti segreti che scoperchiano la lobby che ha aiutato il colosso a diventare leader nei trasporti

Una maxi inchiesta su Uber è pronta a smuovere il mondo della politica internazionale, con una grande quantità di file riservati che sono venuti alla luce grazie al lavoro di un consorzio di media internazionali. Secondo quanto emerge, l’inchiesta fa luce sui metodi spregiudicati del co-fondatore Travis Kalanick per far diventare l’azienda un leader del settore di trasporti, sconvolgendo il settore dei taxi. Tra i tanti nomi coinvolti ci sarebbero quelli del presidente francese Emmanuel Macron e dell’ex premier italiano Matteo Renzi (qui vi abbiamo parlato della rielezione del presidente francese).

Uber files, cosa sono

A svelare il contenuto di questi file segreti, che scoperchia una lobby segreta che ha aiutato il gigante Uber a farsi strada nel settore dei trasporti, ci hanno pensato il Guardian e varie testate britanniche e internazionali. Si tratta di una maxi-raccolta di file riservati che ha rivelato come il gigante della tecnologia Uber abbia violato le leggi, ingannato la polizia, sfruttato la violenza contro i conducenti di taxi e fatto pressioni segrete sui governi durante la sua aggressiva espansione globale.

Nello specifico gli “Uber files” fanno luce sui metodi spregiudicati del co-fondatore Travis Kalanick, oltre 124 mila documenti interni ottenuti dal Guardian che coprono un periodo di cinque anni, in cui Uber era gestita dall’uomo poi costretto poi a dimettersi nel 2017 dagli azionisti proprio per le sue azioni spregiudicate. Nella gigantesca opera di lobbying la compagnia avrebbe cercato di ottenere il sostegno, “corteggiando con discrezione”, primi ministri, presidenti, miliardari, oligarchi e tycoon dei media e tra questi ci sarebbe stato anche Emmanuel Macron, attuale presidente francese che in quel periodo ricopriva invece il ruolo di ministro dell’economia (vi abbiamo parlato anche di Brigitte Macron e delle spese pazza della première dame).

Secondo i file in possesso del Guardian, Macron avrebbe fornito un “aiuto spettacolare“. E nei documenti analizzati ci sono messaggi tra Kalanick e Macron, che avrebbe aiutato segretamente l’azienda in Francia consentendo a Uber un accesso frequente e diretto a lui e al suo staff.

Uber, commentando l’intera vicenda, ha ammesso che sono stati commessi “errori e passi falsi”, ma ha chiarito che l’azienda si è trasformata dal 2017, dopo l’uscita di scena di Kalanick, con il suo attuale amministratore delegato Dara Khosrowshahi.

Perché sarebbe coinvolto anche Renzi

L’inchiesta, secondo quanto riferito da Espresso, avrebbe anche un risvolto italiano. Infatti Uber, tra il 2014 e il 2016, avrebbe organizzato una “campagna di pressione“, ribattezzata con il nome in codice “Italy – Operation Renzi“, per agganciare e condizionare l’allora presidente del Consiglio, nonché alcuni ministri e parlamentari del Partito Democratico. Uber avrebbe utilizzato i propri lobbisti e personalità istituzionali come John Phillips, in quegli anni ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, per avvicinare l’allora capo del governo italiano, con l’obiettivo di espandersi per diventare un’azienda leader nel settore dei trasporti. Ma, come spiega la stessa testata, il governo Renzi non ha approvato alcun provvedimento a favore del colosso americano.

Lo stesso Renzi, contattato dal settimanale, si è difeso e ha smentito il suo coinvolgimento, spiegando di non aver “mai seguito personalmente” la questione dei taxi e dei trasporti, che veniva gestita “a livello ministeriale” e “non dal primo ministro”.