Cosa ha fatto (davvero) Sergio Marchionne come ad

Ecco le notizie inesatte che circolano sul web riguardo l'operato di Sergio Marchionne come amministratore delegato

Sergio Marchionne è stato un personaggio che ha fatto discutere, dividendo il pubblico tra fan e delatori della sua politica manageriale.

La figura complessa del manager originario di Chieti non è di semplice lettura, ma guardando i fatti è possibile ricostruire che cosa davvero Sergio Marchionne ha fatto in Fiat e nella sua carriera di amministratore delegato. Spesso infatti sul suo conto sono state spesso condivise, soprattutto in Rete, informazioni imprecise o false. Vediamo di fare chiarezza.

Per molti Sergio Marchionne “ha rovinato un’eccellenza italiana”. In realtà, quando nel 2004 Marchionne diventò ad, Fiat era destinata a fallire: aveva accumulato 7,7 miliardi di perdite in tre anni. Fu lui stesso a dire a Gianluigi Gobetti: “La Fiat è tecnicamente fallita. Non stupirti. Noi perdiamo due milioni al giorno, non so se mi spiego. Se fallimento significa non avere i soldi in casa per pagare i debiti, bene, allora noi ci siamo”. In 14 anni di bilanci firmati da Marchionne, solamente 2 esercizi sono stati chiusi in rosso, per un totale di 15 miliardi di utili. Nel 2004 la capitalizzazione di Fiat era di 5,5 miliardi di euro, mentre ora nel 2018 si parla di 60 miliardi di euro.

Molti utenti sul Web scrivono che Marchionne “ha de-localizzato la produzione”. In realtà, fin dal suo insediamento ha portato avanti una politica opposta. Di fatto infatti, Fiat, e poi Fca, non ha mai de-localizzato la produzione a scapito di quella italiana, ma ha messo in atto delle strategie aziendali, modificando i piani di produzione dei modelli. Quelli low cost sono stati spostati nelle fabbriche di quei Paesi dove la manodopera costa meno e dove Fiat aveva già impianti. In Italia invece è rimasta la produzione maggiormente curata nei dettagli: una produzione di qualità supportava il maggior costo della manodopera.

Non è difficile sul Web inciampare nell’affermazione “Marchionne ha regalato Fiat all’amico Obama“, mentre in realtà è accaduto il contrario. Chrysler infatti, fallita a tutti gli effetti nel 2008, era nelle mani del Governo americano che voleva venderla al primo offerente disponibile. In quel periodo, Fiat venne colpita dalla crisi, che portò le azioni a meno di 2 euro. Marchionne pensò che per uscire dalla crisi, Fiat avesse bisogno di un salto in avanti produttivo, arrivando a 6 milioni di auto prodotte all’anno. Vide in Chrysler un’opportunità, ma accettò l’offerta di Obama solo dopo che il governo americano decise un piano di ristrutturazione con un’iniezione di 8 miliardi di dollari. Fiat riuscì quindi ad entrare nel mercato americano considerato “impenetrabile” tramite una società in via di risanamento.

Tanti poi pensano che Marchionne “ha sfruttato i contributi dello Stato”. In realtà, secondo i dati della CGIA di Mestre del 2012, Fiat ha ricevuto dallo Stato 7,6 miliardi di euro, ma ne ha reinvestiti più di 6. La maggior parte dei fondi inoltre sono stati ricevuti negli anni 80, ben prima dell’arrivo di Sergio Marchionne.

Infine, è facile leggere in rete che Marchionne “ha fatto tutto a spese degli operai Fiat“. In realtà, già prima di Marchionne Fiat si trovava in una condizione difficile e se al suo insediamento le azioni Fiat valevano 1,6 euro, oggi valgono 16,4 euro. Durante la sua “epoca”, l’ad di Chieti ha portato, per primo in Italia, in Fiat nel 2005 il World Class Manifacturing, alla base del quale ci sono sicurezza del posto di lavoro e sviluppo delle competenze del personale. Nel 2015, Pomigliano si è classificato al primo post tra i 180 stabilimento nel mondo che aderiscono al WCM, trasformandosi da stabilimento in chiusura a quello più efficiente, anche in Italia. Dal 2015 FCA paga un premio di produttività ai dipendenti che si aggira su una media di 1320 euro.

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