Corsa all’Eliseo: Macron o Le-Pen? Economia, euro, immigrazione: la sfida tra gli opposti

A darsi battaglia Emmanuel Macron e Marine Le Pen: l'europeista contro la sovranista figlia d'arte. Chi la spunterà?

(Teleborsa)  Tutto è pronto in Francia dove c’è attesa e fermento per l’esito del voto presidenziale previsto per domenica 7 maggio. A darsi battaglia Emmanuel Macron e Marine Le Pen: l’europeista contro la sovranista figlia d’arte. Chi la spunterà?

Per ora, i sondaggi premiano il leader di En Marche! che, nelle ultime ore, ha guadagnato tre punti nelle intenzioni di voto con la candidata del Front National che insegue e resta indietro almeno in base a una rilevazione di Elabe per BfmTv secondo la quale il 62% degli elettori sceglierà il centrista contro il 38% pronto a mettere il futuro della Francia nelle mani della rivale. Un terzo (33%), invece, pensa di astenersi.

Ma c’è un precedente più che illustre. Vi dice niente la storia di un certo Donald Trump, partito tra scetticismo e sfavore dei pronostici, e ora fresco presidente nientemeno degli Stati Uniti d’America?
Insomma, andiamoci piano con i sondaggi perché Tycoon docet. Anche allora negli Usa, come oggi in Francia, erano in tanti a scommettere che alla fine Hillary l’avrebbe spuntata, se non facilmente quantomeno in scioltezza, sullo stravagante rivale che, invece, a sorpresa, e contro ogni pronostico, si è preso le chiavi della Casa Bianca.
Con ogni probabilità, in questo caso, i pronostici saranno rispettati, e a spuntarla sarà Macron ma occhio a sottovalutare la zampata finale di Marine.
elezioni Francia
Candidati all’opposto su tutta la linea, i loro programmi elettorali non potrebbero essere più diversi: se la leader del Front National sul tema caldissimo dell’immigrazione propone la linea durissima, l’avversario la accusa di essere xenofoba. Anche sul piano economico, tante differenze: la Le Pen punta sul “protezionismo intelligente” – termine ideato dal suo consigliere economico Jean Messiha, ex alto funzionario al ministero della Difesa – per imporre barriere doganali a difesa dei settori strategici e contro beni importati da grandi gruppi francesi che hanno delocalizzato la produzione all’estero, Macron risponde con un piano d’investimenti da 50 miliardi (incentrato sulla formazione e l’aumento delle competenze, la transizione energetica e la modernizzazione dello Stato) e un calo della pressione fiscale sulle imprese, dal 33,3% al 25%.

Capitolo Europa – Anche qui siamo agli antipodi: se la leader di estrema destra non vede l’ora di uscire dall’Euro e già sogna la Frexit, Macron è praticamente il competitor più europeista della storia politica francese recente.
Con la vittoria della battagliera figlia d’arte, che ha spopolato nella Francia profonda degli operai, insomma, lo scacchiere europeo, dal già precario equilibrio, sarebbe ancora più a rischio. Dopo la Brexit, insomma, un altro ciclone sarebbe pronto a investire l’Europa.

Intanto, allerta massima e 50mila poliziotti e gendarmi francesi mobilitati domenica, pronti a garantire la sicurezza nei seggi elettorali e per le manifestazioni che potrebbero seguire il risultato finale del ballottaggio, quando ormai i giochi saranno chiusi (e le urne pure) e la Francia avrà deciso chi sarà a guidarla nei prossimi anni. Et voilà, le jeux son fait!

Eliseo

Corsa all’Eliseo: Macron o Le-Pen? Economia, euro, immigrazione:...