Coronavirus, Zangrillo contro lo stato di emergenza: “Crea panico e morte sociale”

Le dichiarazioni di Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano, fanno di nuovo discutere: "L'emergenza è finita da mesi"

Alberto Zangrillo torna a infiammare il dibattito scientifico con le sue dichiarazioni. Ai microfoni del Tempo, infatti, il primario dell’ospedale San Raffaele di Milano ha detto che il coronavirus non è più quello di tre mesi fa, non causa gli stessi problemi. “Se dire la verità significa essere irresponsabile, me ne assumo la responsabilità”. Inoltre ha espresso la sua contrarietà per la proroga dello stato di emergenza deciso dal governo Conte.

Perché Zangrillo è contro lo stato di emergenza

La riflessione di Zangrillo fa leva sul fatto che, secondo lui, non si debba intimorire la popolazione, bensì responsabilizzarla. Ha sottolineato come il buon senso, fatto del rispetto delle norme igieniche e dello stare in casa se febbricitanti, se rispettato possa essere abbastanza. Per il primario, infatti, evocare l’emergenza “porta al panico e alla morte sociale“. Pretendere invece il rispetto delle regole aumenterebbe il senso di responsabilità di tutti.

La decisione di Giuseppe Conte è stata comunque dettata dalle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. Ai colleghi che lo formano, Zangrillo ha detto di riconoscere il merito di aver giustamente suggerito la misura del lockdown nei tempi opportuni. Dall’altra parte, però, adesso chiede loro che tengano maggiormente in considerazione “le evidenze cliniche attuali”. Ossia, per esempio, sottolineare come “l’eccesso di mortalità da coronavirus è fortunatamente azzerato da due mesi. In Lombardia nessuno muore per colpa del virus da almeno un mese“.

Secondo Zangrillo, infatti, i dati giornalieri diffusi dalla Protezione civile sono comunicati in maniera scorretta, “non rispecchiano la realtà“. A suo dire, si attribuirebbe come causa del decesso il coronavirus anche a quei pazienti che muoiono per altre patologie.

Zangrillo contro i virologi: “Topi da laboratorio”

Non è la prima volta che delle dichiarazioni di Zangrillo scatenano un dibattito interno alla comunità scientifica o sui social. Nei giorni scorsi, per esempio, il primario del San Raffaele ha criticato alcuni virologi, definendoli “topi da laboratorio“. Spiegando poi, successivamente, come alcuni vivano “per denigrare il lavoro altrui, nutrendosi dell’invidia”.

Maggior rumore aveva avuto invece la frase “il coronavirus non esiste più“, pronunciata il 31 maggio, “dopo 40 giorni senza ricoveri in terapia intensiva. Un messaggio di ottimismo fondato sull’osservazione clinica che ha scatenato le polemiche”, ricorda oggi Zangrillo.

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