Coronavirus, turismo in ginocchio: le strategie per salvarlo

30 milioni di turisti in meno fino a maggio, e una perdita del 60% da qui a fine 2020: cosa fare per risollevare il settore

Lo ha detto anche il premier Giuseppe Conte: il settore turistico è tra i più colpiti in assoluto dalla crisi coronavirus. La limitazione dei movimenti ha provocato un crollo verticale in uno dei settori più redditizi per l’economia italiana, stimato da Confturismo e Confindustria in 30 milioni di turisti italiani e stranieri fino maggio. Che significa quasi 90 milioni di presenze in meno nelle strutture ricettive turistiche, oltre che di consumi nei ristoranti e nei pubblici esercizi, nello shopping, nei trasporti locali, nelle visite guidate.

Le perdite stimate

Cifre rilevanti, considerando poi che il settore genera circa 200 miliardi di volume d’affari complessivo, direttamente e indirettamente: e le previsioni meno pessimistiche indicano una perdita nell’ordine del 60% da qui a fine anno, mentre sono totalmente fermi i viaggi degli Italiani all’estero, che avrebbero dovuto essere 22,5 milioni.

Quanto si può compensare con il turismo locale

Quella del turismo, insomma, è certamente una delle incognite più pesanti che ci presenta questa fase, ma rappresenta, contemporaneamente, un’opportunità. Secondo una ricerca di Demoskopika, infatti, il flusso turistico autoctono potrebbe compensare per almeno il 30% le mancate presenze di turisti stranieri, che nel 2019 hanno superato quota 216 milioni di presenze.

Sicurezza

Uno dei problemi è indubbiamente quello della sicurezza. Hanno fatto scalpore le immagini degli ombrelloni suddivisi dal plexiglas, a rappresentare uno dei tanti scenari che potrebbero attendere gli italiani al ritorno in spiaggia. Ma indipendentemente dalla fattibilità (e sostenibilità ambientale) di quella particolare soluzione, di certo bisognerà prevedere la riqualificazione e costante sanificazione dei servizi come cabine, sdraio e docce. Bisognerà immaginare anche infrastrutture adeguate a mantenere il distanziamento delle persone in spiaggia.

Le categorie di turisti italiani da accontentare

Ma secondo il presidente di Demoskopika Raffaele Rio, il primo ostacolo per il settore turistico sarà trovare il modo per superare “il lockdown psicologico”, la paura dei cittadini di spostarsi. Per questo, il centro di ricerca ritiene importante che ciascun sistema regionale si attivi per ripensare l’offerta turistica in totale sicurezza, “concentrando l’attenzione prioritariamente su tre differenti tipologie di turisti italiani: gli identitari, cioè i turisti italiani che trascorrono le vacanze nella regione di residenza; gli esterofili, cioè turisti italiani residenti in una determinata regione che ogni anno scelgono l’estero quale meta vacanziera”; e “i nazionalisti, cluster che rappresenta i turisti italiani residenti in una determinata regione che scelgono di trascorrere le vacanze in Italia ma fuori dai confini del loro territorio regionale di residenza”. 

Turismo di prossimità

Bisognerà insomma valorizzare il turismo a “chilometro zero”, oltre ai “luoghi minori, la montagna, i parchi, i tanti meravigliosi borghi presenti nei nostri territori”. Servirà anche una “costante condivisione tra i vari livelli istituzionali per scongiurare che l’inevitabile competizione che scoppierà tra i sistemi turistici regionali possa generare livelli qualitativamente discriminanti alimentando offerte di serie A e di serie B”.

E se l’offerta turistica dovrà necessariamente, in una prima fase, puntare sulla prossimità, per Demoskopika saranno premiati quei sistemi turistici locali che più degli altri saranno in grado di trattenere i rispettivi “mercati autoctoni”, convincendoli ad usufruire dei prodotti turistici e dei vari servizi ricettivi della propria Regione di appartenenza. E parlando proprio di “appartenenza turistica”, in testa svettano la  Sardegna, con il 39,54%, e la Sicilia, con il 35,66%. Ma anche Lombardia (21,37%), Puglia (20,51%) e Veneto (19,91%) hanno un tasso notevole di appartenenza turistica. 

Flussi e benefici del turismo autoctono

Il beneficio complessivo, misurato in termini di spesa turistica, generato dai cosiddetti “turisti autoctoni” sarebbe pari a 20,6 miliardi: 5 miliardi in dote agli “esterofili”, 3,5 miliardi provenienti dal gruppo degli “identitari” e, la parte più consistente; pari a 12,1 miliardi in quota ai cosiddetti turisti “nazionalisti”. La metà, pari a 9,8 miliardi di euro, sarebbe a beneficio di quattro sistemi turistici regionali: Lombardia con 2,9 miliardi di euro, Veneto con 2,5 miliardi di euro, Emilia-Romagna con 2,3 miliardi di euro e Lazio con 2,1 miliardi di euro.

Ogni anno, sono circa 85 milioni i flussi turistici degli italiani: se 21,1 milioni prediligono le vacanze all’estero, ben 49,2 milioni scelgono di trascorrere le vacanze in Italia, ma non nella loro regione di residenza. 14,6 milioni, invece,  ama trascorrere le vacanze nel territorio dove vive. Sono questi, insomma, i movimenti su cui puntare nella prossima stagione per “salvare” il turismo.

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