Coronavirus, il sistema sanitario ha fallito: l’affondo della Corte dei Conti

I magistrati contabili hanno bocciato l'impostazione del sistema sanitario nazionale, troppo incentrata su strutture "centralizzate"

Un attacco frontale a un modello socio-sanitario che, negli ultimi anni, è andato per la maggiore e che, invece, ha mostrato tutte le sue crepe e le sue mancanze nel corso dell’emergenza COVID-19. Non sono andati molto per il sottile, i giudici della Corte dei Conti nell’analizzare cosa non abbia funzionato negli ultimi mesi nell’organizzazione del sistema sanitario.

Nel “Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2020”, recentemente pubblicato sul sito web della Corte dei Conti, viene messo in evidenza come la scelta di concentrare la cura delle persone in grandi strutture ospedaliere centralizzate abbia lasciato sguarnito il “territorio circostante”, lasciando così i cittadini esposti al rischio contagio senza cure né strutture sanitarie adeguate. Per questo, insistono i magistrati contabili, è necessario fare di più per rafforzare la rete sanitaria territoriale, implementando le risorse già previste dall’ultima manovra finanziaria.

Emergenza COVID-19: fallimento delle strutture sanitarie centralizzate

Stando a quanto si legge nel Rapporto 2020 della Corte dei Conti, la strutturazione “centralizzata” della sanità pubblica italiana ha finito con il lasciare completamente sguarnito il territorio. “La mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio – si legge nel rapporto della Corte dei Conti – ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate. […] Tale carenza ha finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta”.

Non solo: questa scelta di concentrare risorse economiche e umane all’interno di grandi strutture ospedaliere ha finito con l’incidere in maniera pesante anche sulla capacità e velocità di rispondere alla minaccia del COVID-19. “L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione,pagando un prezzo in termini di vite molto alto”.

Investire sul territorio

Proprio per questi motivi, insistono i magistrati contabili, è necessario tornare a investire sulle strutture territoriali, molto più di quanto già previsto nella manovra di bilancio 2020. “Una attenzione a questi temi – affermano i giudici della Corte dei Conti – si è vista nell’ultima legge di bilancio con la previsione di fondi per l’acquisto di attrezzature per gli ambulatori di medicina generale (art 1 comma 449-450), ma essa dovrà essere comunque implementata superata la crisi, così come risorse saranno necessarie per gli investimenti diretti a riportare le strutture sanitarie ad efficienza”.

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