Coronavirus, la grande sfida: preservare la salute o l’economia? La risposta delle potenze mondiali

Emergenza Coronavirus: tutelare l'economia o la salute? Come sta reagendo il mondo

Strade vuote, negozi chiusi, lavoratori a casa senza uno stipendio: l’economia del Paese è ferma. L’emergenza Coronavirus sta portando molti a dover fare i conti con una dura realtà, quella che di fronte ad una pandemia, non è solo la salute che preoccupa gli italiani, ma anche il denaro. Sebbene la quarantena sia per ora l’unico rimedio conosciuto per affrontare la diffusione del virus, e i primi risultati in Cina lo confermano, bisogna ammettere che il blocco totale si sta traducendo in costi elevatissimi, non solo per lo Stato italiano.

In Italia, Spagna e Francia blocco totale delle attività, e l’economia crolla giù a picco: ma qual è l’alternativa?

I mercati sono in crisi, il commercio sta attraversando un periodo nero e l’export non ha mai dovuto fare i conti con così tante difficoltà come quelle di oggi. Se uno Stato si ferma, come è successo in Cina e poi in Italia, Spagna, Francia, Belgio e parzialmente negli Stati Uniti, è inevitabile che l’economia crolli giù a picco.

Allora qual è l’alternativa? Fare come Boris Johnson? Come il Premier che – inizialmente – si era detto pronto a “sacrificare” qualche cittadino per permettere alla Gran Bretagna (e agli affari) di andare avanti come se nulla fosse? Sebbene la sua teoria sull’immunità di gregge sia stata più volte criticata aspramente dagli scienziati di tutto il mondo, la scelta del Primo Ministro inglese ha inevitabilmente aperto il dibattito: salvaguardare la salute o l’economia di un Paese? 

I sostenitori del “bisogna continuare a lavorare”, affermano che la quarantena forzata e ferrea come in Italia non stia facendo altro che ritardare il momento in cui i contagi arriveranno al loro picco massimo. Il rischio, secondo questi, è che il Paese (così come molti altri che stanno facendo lo stesso), finisca con l’innescare una sorta di circolo vizioso, e quindi: una volta eliminate le restrizioni il numero di infezioni inizierà a salire di nuovo, e il Governo si ritroverà per una seconda volta a decidere se chiudere o meno tutte le attività.

La decisione della Gran Bretagna

Ma cosa è successo a chi – al contrario di Italia e Cina – ha deciso di non scendere a compromessi e non ha optato per il lockdown? Parliamo ancora una volta degli inglesi. Quando i casi di Coronavirus erano “solo” 500, il Regno Unito ha fatto sapere al mondo che non avrebbe ordinato la chiusura di aziende e scuole. Gli assembramenti erano consentiti e, nel frattempo, funzionari del governo stavano elaborando un piano per sostenere l’economia britannica.

Il Governo di Boris Boris Johnson, però, ha deciso di cambiare rotta lunedì, quando in un report sul COVID-19 pubblicato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra è stato detto che senza misure contenitive sarebbero potute morire più di mezzo milione di persone in Uk. Nello stesso rapporto, però, è stato specificato che: “La soppressione, pur avendo avuto successo fino ad oggi in Cina e Corea del Sud, comporta enormi costi sociali ed economici che potrebbero avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere a breve e lungo termine”.

Il grande dilemma

Le potenze mondiali, quindi, si trovano ad un bivio: possono scegliere di non fare nulla per fermare la diffusione della pandemia, con il risultato di ospedali sovraffollati, un sistema sanitario al limite e centinaia di migliaia di potenziali morti sulla coscienza; oppure possono proseguire con il blocco totale, con la consapevolezza però di stare indebolendo le proprie finanze.

C’è un altro problema inoltre, ovvero: fermare la diffusione del virus con una quarantena forzata indebolirà anche le tasche dei cittadini che – pur preservando la loro salute oggi – in condizioni economiche svantaggiate in mancanza di denaro tenderanno, per forza di cose, a trascurare anche la propria salute nel lungo termine (basta pensare alle conseguenze con cui dovranno fare i conti quelli che rimarranno senza lavoro o stipendio).

Nessuna scelta sarà la “scelta giusta”

Molti Governi, come quello italiano, stanno correndo ai ripari varando aiuti e decreti ad hoc con l’unico obiettivo di riuscire a superare questo periodo senza dover sacrificare molto, sia in termini di vite umane che economici. Bonus e proroghe fiscali, come è facile capire, sono tuttavia solo un piccolo passo. La strada da fare è ancora lunga ma, sopratutto, incerta e tortuosa. Le variabili in gioco sono tantissime, i problemi altrettanto.

Per quanto riguarda il futuro, dunque, non esistono scelte giuste, così come non esistono vie di mezzo, compromessi validi o decisioni facili. La soluzione, al momento, rimane quella di concentrarsi sulle scelte a breve termine, quelle cioè in grado di garantire risultati nell’immediato.

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