Coronavirus, Arcuri nell’occhio del ciclone: un dossier rischia di inguaiarlo

Una scure potrebbe abbattersi sul super commissario all'emergenza Coronavirus nominato da Conte, Domenico Arcuri

Continua a ripetere che “non siamo in una fase drammatica”, nonostante gli scenari possibili delineati dall’ISS, ma una scure potrebbe abbattersi su di lui. Domenico Arcuri, il commissario all’emergenza Coronavirus, non avrebbe fatto nulla per preparare il nostro Paese alla probabile seconda ondata, o quasi.

Il dossier scovato da Domani

Per ben tre mesi, non avrebbe portato avanti i piani sanitari regionali, portandoci alla situazione attuale, in cui il sistema sanitario pubblico già registra le prime importanti difficoltà nella gestione della seconda ondata della pandemia. Il “super commissario” avrebbe sprecato tre mesi senza riuscire a garantire all’Italia nuovi posti letto nelle terapie intensive.

“Per più di due mesi i piani delle Regioni per riorganizzare gli ospedali sono rimasti a prendere polvere nelle mani della struttura di Arcuri”. Così riporta in una inchiesta Domani, il neogiornale di De Benedetti guidato da Stefano Feltri, che spiega di essere entrato in possesso di documenti interni potenzialmente molto compromettenti.

Con il decreto Rilancio del 19 maggio, il Governo aveva dato alle Regioni 30 giorni di tempo per riorganizzare il numero di posti letto in terapia intensiva. L’obiettivo dell’Esecutivo era portarli da 7 a 14 ogni 100mila abitanti. Per l’operazione il Governo aveva stanziato 1,1 miliardi.

Perché Arcuri non avrebbe fatto nulla per 3 mesi?

Stando ai documenti, scrive Domani, 18 Regioni italiane avrebbero progettato la riorganizzazione dei propri ospedali nel giro di un mese e consegnato il programma al Governo Conte entro la scadenza stabilita. Arcuri avrebbe ricevuto già il 3 luglio scorso i piani di 6 regioni: Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Veneto più le due province di Trento e Bolzano. Gli altri a fine mese.

Come mai, dunque, ci sarebbe stato tutto il tempo per valutare attentamente le situazioni, e i piani sanitari regionali, e invece Arcuri non l’ha fatto?

Il commissario nominato da Giuseppe Conte per l’emergenza Covid, già finito nell’occhio del ciclone per la questione delle mascherine a inizio pandemia, avrebbe assegnato le deleghe per i lavori di ristrutturazione soltanto il 9 ottobre, ovvero poco più di una settimana fa, pur avendo ricevuto dal Ministero della Salute i progetti regionali per la riorganizzazione degli ospedali già in estate, a luglio appunto.

Il 24 luglio i piani aggiornati sono tutti approvati, e il 29 c’è l’ok della Corte dei Conti. Ma tutto si ferma. Arcuri il suo ok non lo dà, ma non dice nulla. L’Abruzzo contesta la lentezza del commissario, chiedendo di poter gestire la riorganizzazione in modo autonomo. Ma la risposta è “no”.

La situazione delle terapie intensive

La situazione di oggi la conosciamo tutti: sempre più ricoverati, con i primi carichi importanti sulle terapie intensive e l’“identikit” delle vittime leggermente diverso dalla prima fase pandemica.

Le Regioni che nel frattempo si sono attrezzate riorganizzando gli ospedali lo hanno fatto attingendo a fondi propri, o adeguando vecchie strutture non utilizzate, adattandole ad accogliere posti letto extra.

Appare ora quantomeno strano che proprio Arcuri, in questi giorni, abbia chiesto più sostegno da parte delle Regioni nella gestione della pandemia.

“Abbiamo inviato alle Regioni 3.059 ventilatori polmonari per le terapie intensive, 1.429 per le subintensive” ha detto. “Prima del Covid le terapie intensive erano 5.179 e ora ne risultano attive 6.628 ma, in base ai dispositivi forniti, dovevamo averne altre 1.600 che sono già nelle disponibilità delle singole Regioni ma non sono ancora attive. Chiederei alle Regioni di attivarle”. E ancora: “Abbiamo altri 1.500 ventilatori disponibili, ma prima di distribuirli vorremmo vedere attivati i 1.600 posti letto di terapia intensiva per cui abbiamo già inviato i ventilatori”.

Una situazione molto nebulosa, che non spiega come mai Arcuri abbia agito così in ritardo. E che sicuramente andrà spiegata.

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