Coprifuoco e chiusure in ordine sparso: strategia o prove generali di lockdown?

Italia, di nuovo, al bivio: riusciremo a piegare la curva o dovremo piegarci, nostro malgrado, a una nuova chiusura generalizzata?

Guai a pronunciare davanti ai microfoni la frase “lockdown generalizzato“. La verità è che, invece, a telecamere spente, nell’esecutivo cresce – insieme alla curva dei contagi – la paura che si debba tornare a uno scenario molto simile a quello dei mesi più critici dello scorso marzo.

Per ora, dunque, si è scelto di procedere a piccoli passi passando la palla che scotta alle Regioni. Ma se la mini-stretta arrivata nelle scorse ore (come probabile) non dovesse bastare a piegare la curva, le cose si metterebbero decisamente male. Anzi, a dire il vero, i più maliziosi pensano che questo temporeggiamento altro non è che una strada più larga per arrivare al punto, “abituando” gradualmente gli italiani a tornare in clausura forzata.

Intanto, le prime a correre ai ripari sono state Lombardia, Campania, Piemonte e Liguria.  Nel mirino anche le grandi città, come vie e piazze della movida di Roma e Torino.

Nelle scorse ore, ad alzare l’asticella della tensione la Fondazione Gimbe. A fronte dell’incremento dei casi, “come in un déjà-vu nel giro di pochi giorni il Governo introduce ulteriori misure restrittive nel tentativo di frenare l’epidemia”, ha commentato il Presidente Nino Cartabellotta,  precisando che “la necessità di emanare due DPCM in una settimana conferma che il contenimento della seconda ondata viene affidato alla valutazione dei numeri del giorno con la progressiva introduzione di misure troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa”.

INSEGUIRE NUMERI DEL GIORNO NON E’ STRATEGIA – “Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus oggi impone la necessità di misure di contenimento in grado di anticipare il virus. Tali misure devono essere pianificate su modelli predittivi ad almeno 2-3 settimane, perché la “non strategia” di inseguire i numeri del giorno con uno stillicidio di DPCM che, settimana dopo settimana, impongono la continua necessità di riorganizzarsi su vari fronti, spingerà inevitabilmente il Paese proprio verso quel nuovo lockdown che nessuno vuole e che non possiamo permetterci”.

Lontani i tempi in cui si registravano pochi casi giornalieri, nell’ordine anche nei giorni migliori a poche centinaia. Adesso si è tornati a ragionare in termini di migliaia, ieri quasi 11 mila e oltre 89 vittime.  La situazione è peggiorata nel giro di pochi giorni. Non lo nasconde neanche il Ministro della Salute Speranza che gioca a carte scoperte.

L’APPELLO DI SPERANZA – “C’è bisogno nelle prossime ore di ridurre le occasioni di contagio, evitare uscite, spostamenti non necessari, e significa anche stare a casa il più possibile. Dobbiamo capire che ci sono attività essenziali che è giusto continuare e attività che ciascuno di noi può ritenere oggi meno indispensabili. Queste è giusto provare a rinviarle, per evitare che il contagio possa crescere nelle prossime settimane”, ha detto a Dimartedì su La7, sottolineando che l’esecutivo “lavora giorno e notte” per evitare un nuovo lockdown ma che “l’esito non è scontato, dipende da quello che riusciremo a fare nelle prossime settimane”.  

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