Conte salvo? No, crisi ancora aperta e dimissioni possibili

Il voto al Senato certifica la debolezza strutturale di un esecutivo ancora a rischio tenuta. Se implodono le commissioni un governo di unità nazionale è ancora l'ipotesi più probabile.

Il voto al Senato ha avuto il doppio effetto di salvare il governo Conte da una parte e indebolirlo definitivamente dall’altra. Perché è evidente che il presidente del Consiglio sia riuscito a rintuzzare l’attacco di Matteo Renzi, ma lo è altrettanto il fatto che la vera crisi potrebbe consumarsi nei prossimi giorni. Quando entreranno in gioco altri fattori, a partire dal rimpasto e dal peso delle commissioni parlamentari. E allora Conte potrebbe ancora essere costretto a presentarsi dimissionario, aprendo la strada ad ogni possibile scenario.

Renzi ha il tempo dalla sua

Il Premier salirà oggi al Colle, non prima di aver riunito un vertice di maggioranza che dovrà tirare le somme di una “vittoria” che lascia l’amaro in bocca. Matteo Renzi ha parlato di ‘numeri deludenti’, sottolineando come Italia Viva sia sempre disposta a sostenere un governo allargato di unità nazionale. Il Senatore di Rignano sa di avere il tempo (e la oresenza in diverse commissioni ‘pesanti’) dalla sua parte, perché nei prossimi giorni Conte sarà costretto a dei passi che potrebbero cambiare le carte in tavola.

Rimpasto necessario

Intanto il premier sarà chiamato ad operare un rimpasto: perché ai ‘volenterosi’ o costruttori che siano andrà naturalmente concesso qualche ruolo di rilievo in cambio del sostegno in Parlamento. E perché nel Pd c’è la volontà di aumentare il peso ministeriale del partito. Se nel rimpasto, come probabile, entreranno due o tre ministeri, per Conte sarà necessario (per prassi)  un passaggio formale al Colle, presumibilmente con dimissioni, e a quel punto tutto potrebbe accadere.

Dimissioni al buio

Perché Conte lavorerebbe naturalmente per un Conte-ter, ma a quel punto le danze potrebbero riaprirsi. Anche perché il lavoro nelle commissioni, dove i renziani sono ancora parecchi, diverrebbe impossibile, ed il rischio implosione concreto. Renzi tornerebbe prevedibilmente a chiedere la testa del premier, e a quel punto una ‘frana’ verso un governo di unità nazionale non sarebbe facile da fermare, visto che Forza Italia sarebbe avvicinabile e persino la Lega guarderebbe con interesse ad un governo Draghi.

Crisi superata dunque? Superato il voto in Parlamento, ma l’impressione è che la vera crisi possa concretizzarsi nelle prossime ore.

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