Conte si gioca tutto sul Recovery Fund: tempi brevi per salvare l’Italia

Nell'Eurogruppo del prossimo 23 aprile verrà approvato il Recovery Fund da 1.500 miliardi, ma le tempistiche sono fondamentali

Il Recovery Fund da 1.500 miliardi di euro s’ha da fare. Anzi si farà sicuramente. Angela Merkel, infatti, sembra aver superato tanto le resistenze interne quanto quelle esterne (vedi l’opposione dell’Olanda e di altri Paesi del nord Europa) ed è pronta a dare il suo nulla osta al “fondo di recupero” europeo garantito dal bilancio continentale (e non tramite l’emissione di debito “mutualizzato”, come vorrebbe invece il Governo italiano).

Questo, però, non vuol dire che tutti i problemi del Governo italiano, e dell’economia del nostro Paese, siano risolti. Stando a quanto riportato dal sito web Dagospia, infatti, i fondi europei potrebbero non arrivare per tempo, costringendo il nostro Paese al default. Secondo i calcoli del Fondo Monetario Internazionale, il rapporto deficit/PIL italiano è destinato a superare quota 150% a causa delle maggiori spese pubbliche dovute al Coronavirus e dello stop alla produzione per il lockdown (che cosa circa 9 miliardi di euro di PIL ogni settimana).

In queste condizioni, l’Italia ha bisogno di liquidità fresca per rimpinguare casse ormai esangui. E se non dovesse arrivare a breve, molto a breve, il Governo si troverebbe in estrema difficoltà nel finanziarie le misure di sostegno alle imprese e alle famiglie.

Le speranze di Conte sul Recovery Fund

Come si legge sulle pagine di Dagospia.com, il premier Conte spera che il Recovery Fund non debba passare attraverso il farraginoso iter approvativo del bilancio europeo. Se così dovesse essere, infatti, sarebbe necessario l’assenso di tutti e 27 i Paesi dell’Unione Europea, con negoziati prevedibilmente lunghi e approvazione prevista tra settembre e ottobre. Ossia, tra 4 o 5 mesi.

Un lasso di tempo che, però, l’Italia non ha. La speranza del Premier, dunque, è che il fondo di recupero sia “extrabudget”. Ossia, pienamente operativo dopo l’accordo che dovrebbe essere raggiunto nel corso dell’Eurogruppo del 23 aprile prossimo. In questo caso, l’Italia riceverebbe immediatamente le decine di miliardi di euro di cui ha bisogno e potrebbe progettare in maniera più adeguata la fase di ripartenza e rilancio dell’economia.

Chi detiene il debito pubblico italiano

Nella situazione che ci troviamo a vivere, comunque, il supporto delle istituzioni europee rappresenta un’ancora di salvezza di cui è impossibile ormai fare a meno. Conti alla mano, circa il 60% del fabbisogno statale del 2020 verrà coperto dall’acquisto di BTP da parte di istituzioni e organizzazioni europee.

La parte del leone “tocca” alla BCE che, con il nuovo quantitative easing, acquisirà oltre 200 miliardi di “debito” italiano; altri 17 miliardi arriveranno dal fondo Sure, mentre il MES potrebbe mettere sul piatto quasi 40 miliardi di euro. In questo modo gran parte del debito resterà nelle mani di investitori affidabili e istituzionali, evitando il pericolo di un default.

Il ruolo di Mattarella

Fondamentale, in questa ottica, anche il ruolo che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella starebbe giocando. Sempre secondo Dagospia, l’inquilino del Quirinale sta tessendo una fitta rete diplomatica per supportare l’operato del Governo ed evitare così una pericolosissima crisi di Governo

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