Conte, gioie in Europa e dolori in casa: Renzi pronto allo strappo

Il Presidente del Consiglio deve fronteggiare l'attacco del "reparto guastatori", capeggiato (ancora una volta) dal leader di IV

Gioie in Europa, dolori a Roma. Nella serata di ieri, i leader UE hanno annunciato di aver finalmente raggiunto l’accordo sul Recovery fund e il Next Generation EU. 

Ovviamente, non ha nascosto soddisfazione il Presidente del Consiglio Conte: “Appena raggiunto in Consiglio europeo l’accordo definitivo sul NextGenerationEU. Questo significa poter sbloccare le ingenti risorse destinate all’Italia: 209 miliardi. Approvato anche il Bilancio pluriennale. Ora avanti tutta con la fase attuativa: dobbiamo solo correre!”, ha twittato subito dopo la fumata bianca.

Neanche il tempo di esultare che ci ha pensato (ancora una volta) il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, su Rete 4, a smorzare gli entusiasmi: Deve cambiare tutto il piano sul Recovery fund perché è ridicolo che ci sia una struttura di consulenti senza controllo democratico. Quei soldi vanno spesi per creare posti di lavoro e non reddito di cittadinanza”. 

Del resto, un antipasto di quello che potrebbe succedere, l’ex Presidente del Consiglio ( a capo del “reparto guastatori”) lo aveva dato poche ore prima in Senato, durante le votazioni alla risoluzione presentata dalla maggioranza sulla riforma del Mes e sulle comunicazioni di Giuseppe Conte, in vista del Consiglio europeo che si è svolto ieri.

“I duecento miliardi sono una conquista ma anche una grande responsabilità – ha incalzato Renzi  – noi non scambieremo il nostro si alla proposta di governance con uno strapuntino. Non stiamo chiedendo che nella cabina di regia ci sia uno nostro. Il 22 luglio abbiamo chiesto una cosa: di fronte ai 200 miliardi da spendere o il parlamento fa un dibattito vero, oppure perdiamo la dignità delle istituzioni”. “Non va bene che ci arrivi alle 2 un emendamento alla manovra una proposta con manager al posto dei ministri: colleghi del Pd, eravamo nello stesso partito quando uno di noi firmò un ricorso alla Corte contro chi non voleva farci discutere la manovra. Allora era Salvini, ora è lo stesso. E’ una discussione essenziale per le istituzioni”. “La task force – ha detto ancora Renzi – non può sostituire il parlamento. 

La richiesta, neanche troppo velata, è di discutere da capo l’intero impianto. Ci si muove, come sempre, in un terreno a dir poco spinoso e la sensazione è che basterà tirare un filo per smontare tutto il maglione. 

 

 

 

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