Fase 2, su Conte il pressing delle Regioni sulle riaperture. Ma lui frena: ecco il piano

No a riaperture prima del 3 maggio, ma un "piano nazionale" per una riapertura graduale. Ecco le ipotesi

Dopo la riunione, in videoconferenza, della “cabina di regia” di sabato sera, sembrano essersi chiusi definitivamente gli spiragli per possibili riaperture già dalla settimana del 27 aprile.

All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle Regioni e di enti locali, tra cui il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, quello dell’Emilia-Romagna, Stefani Bonaccini e il presidente della regione Sicilia, Nello Musumeci. Tra i ministri presenti, Roberto Speranza e Francesco Boccia, oltre al sottosegretario Fraccaro.

Nessuna riapertura prima del 3 maggio

Fonti di Palazzo Chigi riportate dal Sole24Ore hanno destituito di qualsiasi fondamento le voci filtrate riguardanti “l’apertura di attività produttive o l’allentamento di misure restrittive per lunedì prossimo”. Non è quindi prevista alcuna modifica sulla deadline del 3 maggio, a cui fin dall’inizio i provvedimenti restrittivi erano stati estesi. 

Le richieste delle Regioni

Il tutto, nonostante le Regioni abbiano chiesto al Premier il semaforo verde per la possibilità di prevedere alcune riaperture dal 27 aprile, come quelle dei cantieri (soprattutto all’aperto) e di alcune filiere produttive cruciali.

Nelle scorse ore, il governatore Luca Zaia aveva suggerito che le regole si sarebbero potute allentare “da subito”, pur nel rispetto delle misure precauzionali. Tra le ipotesi sul tavolo, quella di una riapertura per macroaree di rischio e uno stop degli spostamenti tra le regioni. Proposta, quest’ultima, che ha incontrato le resistenze del Governatore ligure Giovanni Toti, secondo cui la prospettiva sarebbe “incompatibile con la ripresa economica”.

Altra richiesta sarebbe stata quella di lasciare più autonomia alle regioni, parallelamente alle linee guida nazionali, “per contemplare le singole specificità regionali in ordine agli aspetti relativi ai dati geografici, economici e sociali”.

Il pressing di Confindustria

Ma a fare pressing sul presidente del Consiglio è stata anche Confindustria, che da giorni chiede al Governo attenzione per i risvolti che la crisi sanitaria sta avendo sul comparto produttivo del Paese.

Secondo un sondaggio avviato lo scorso 4 aprile e pubblicato nelle scorse ore, il 43,7% delle imprese (contro il 14,4% della precedente indagine) affronta problemi molto gravi. Il 36,5%, dopo i Dpcm del 22 e del 25 marzo, è stato costretto a chiudere la propria attività, mentre il 33,8% l’ha chiusa parzialmente. Per il 53,1% dei dipendenti si potrebbe dover ricorrere ad ammortizzatori sociali. E il 78,2% degli imprenditori dichiara di sentirsi “disarmato”.

La posizione di Conte

In serata il premier ha sintetizzato la posizione ufficiale del Governo in un lungo post su Facebook. “Gli effetti positivi di contenimento del virus e di mitigazione del contagio si iniziano a misurare, ma non sono ancora tali da consentire il venir meno degli obblighi attuali e l’abbassamento della soglia di attenzione”, ha scritto.

Nel frattempo, chiarisce il premier, “continua incessantemente il lavoro del Governo a un programma nazionale che possa consentire una ripresa di buona parte delle attività produttive in condizioni di massima sicurezza, che tenga sempre sotto controllo la curva epidemiologica e la capacità di reazione delle nostre strutture ospedaliere”. 

Il Presidente del Consiglio ha poi specificato che “anche i rappresentanti dei governi locali hanno espresso adesione al disegno dell’Esecutivo di adottare un piano nazionale contenente linee guida omogenee per tutte le Regioni”.

Un piano che, prosegue poi fugando ogni dubbio, mette le basi per “procedere, ragionevolmente il 4 maggio, a una ripresa delle attività produttive attualmente sospese, secondo un programma ben articolato, che contemperi la tutela della salute e le esigenze della produzione”.

Le ipotesi per la riapertura

Tale “programma nazionale” è stato discusso anche nel pomeriggio di ieri, nella riunione in videoconferenza a cui hanno partecipato il capo della task force per la “fase 2” Vittorio Colao, alcuni esponenti del comitato tecnico scientifico (tra cui il presidente Iss Silvio Brusaferro e il presidente del Css Franco Locatelli), e ministri tra cui Boccia, Speranza e il sottosegretario Fraccaro.

In quella sede si sarebbe discusso della graduale ripresa delle attività produttive da 4 maggio e, quanto ai cittadini, di misure valutate per fasce di età, a protezione dei più anziani. Possibile la riapertura dei parchi, con alcune limitazioni.

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