Consulta, storica sentenza: suicidio assistito non sempre punibile

Dopo giornate di udienza la Corte Costituzionale si è pronunciata sul caso di Marco Cappato e Dj Fabo

(Teleborsa) – Dopo giornate di udienza la Corte Costituzionale si è pronunciata sul caso di Marco Cappato che aveva aiutato il 40enne Dj Fabo, al secolo Fabio Antoniani, accompagnandolo in Svizzera a morire a morire dopo anni di indicibili sofferenze da tetraplegico a seguito di un incidente e immobilizzato in un letto come lui stesso aveva ripetutamente chiesto: non sempre reato il suicidio assistito. Cappato rischiava 12 anni di carcere.

“Non è sempre punibile – si è espressa la Corte – chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. La corte Costituzionale doveva stabilire se fosse reato, secondo l’articolo 580 del codice penale, aiutare a morire una persona malata che non ritiene più sopportabile e dignitoso vivere.

Già l’anno scorso la Consulta aveva segnalato l’incostituzionalità della norma che parificava l’istigazione al suicidio con l’aiuto. I giudici costituzionali che avevano già chiesto al Parlamento di legiferare dando tempo fino al 24 settembre, ma senza alcun risultato. Ora Senatori e Deputati non hanno più alibi nel non prendere decisioni.

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