Come funziona l’allerta meteo

Tutto quello che c'è da sapere sull'allerta meteo, un sistema di previsioni meteo a fini di protezione civile per segnalare situazioni potenzialmente dannose

Le ultime drammatiche vicende collegate al maltempo hanno posto l’attenzione sul concetto di “allerta meteo“, un sistema che negli ultimi giorni è stato spesso usato per anticipare condizioni difficili e complicate da tenere sotto controllo. Ma come funziona precisamente l’allerta meteo?

Alla base dell’allerta c’è la necessità di segnalare ai cittadini e le situazioni potenzialmente dannose per persone o cose. Nasce tutto nel 2016 quando Protezione civile e Regioni hanno reso più omogeneo il sistema delle previsioni meteo a fini di protezione civile. Si tratta di procedure approvate dallo Stato e dalla Regioni su un sistema di pre allarmi nazionali.

È tutto costruito attorno ad una rete di centri operativi per il Sistema di allertamento, chiamati Centri Funzionali. Questi gestiscono le attività di previsione, monitoraggio e sorveglianza in tempo reale degli eventi e dei loro effetti sul territorio. I Centri Funzionali hanno anche la responsabilità della valutazione finale del rischio.

In caso di situazioni di pericolo e danni, la Regione (o la Provincia autonoma) dà l’allerta che ricevono la stessa dalla Protezione Civile. La stessa Regione trasmette l’allerta a province, comuni e Prefetture. Tutto viene coordinato dal Centro Funzionale Centrale, presso il Dipartimento della Protezione Civile che coinvolge il servizio meteo dell’Aeronautica, le diverse Arpa regionali, il servizio Dighe. I centri sono 41 e hanno diverse competenze, dalla meteorologia all’epidemiologia, alla vulcanologia.

Il pre allarme viene definito eventualmente ogni mattina tra le 5 e le 6. Un gruppo tecnico fa le previsioni su scala sinottica, cioè per un’ampiezza fino a mille chilometri e un periodo massimo di cinque giorni. Dalle previsioni effettuate dal settore meteo del Centro Funzionale Centrale, il servizio meteo dell’Aeronautica e quello delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna vengono fatte le valutazioni, prima su scala regionale, poi restringendo sempre più il campo. Tali valutazioni vengono fatte su 127 zone di allerta nazionale.

Esistono soglie di allerta stabilite per norma e in base a queste viene valutato il possibile scenario di rischio e la criticità. I livelli di criticità hanno una precisa gradazione dei rischi (gialla, arancione, rossa) per le zone interessate. Il primo è di ordinaria criticità e il rischio potenziale può essere affrontato con strumenti ordinari, locali. Il secondo livello è un rischio moderato, mentre il rosso rappresenta rischi potenziali elevati con danni diffusi e significativi.

Esiste anche un quarto livello di rischio, l’emergenza, quando i danni sono enormi e il numero delle vittime è alto. In base all’allerta, la Regione e il Comune valutano quale fase operativa attivare quindi se attivare il pre-allarme o l’allarme. A questo punto compiono le azioni previste nei propri Piani di protezione civile coordinandosi tra loro. Il Comune informa la popolazione e comunica ai cittadini i comportamenti corretti da seguire.

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