Coronavirus, Codacons contro la Cina: si valuta azione di risarcimento danni

L'iniziativa dell'associazione per la tutela dei consumatori, con lo studio legale americano Kenneth B.Moll

Il Codacons contro la Cina. Mentre il mondo si interroga sulle fasi iniziali di diffusione del virus nel Paese dell’Estremo Oriente e il presidente Usa Donald Trump garantisce che, in caso di responsabilità, Pechino pagherà, anche il Coordinamento italiano delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti dei consumatori sta valutando un’azione di risarcimento danni contro il Dragone asiatico.

Come funziona l’iniziativa

Lo annuncia con una nota pubblicata sul suo sito, in cui si specifica quali categorie possono aderire preventivamente all’iniziativa: “le persone, esercizi commerciali e aziende bloccate dal lockdown”, “le persone contagiate dal Covid 19”, e “tutti i parenti delle persone decedute a causa del Covid 19”.

L’associazione sta collaborando con lo studio legale americano Kenneth B.Moll, “leader nelle class action per il risarcimento dei danni alla salute e a tutela dei diritti dei cittadini danneggiati da inadempienze dello Stato”, con l’obiettivo “di approfondire le eventuali responsabilità della Cina nella diffusione della pandemia di Covid19”.

Non solo Trump ha dei dubbi

Non solo Trump ha sollevato dei dubbi in merito al comportamento di Pechino: anche la ministra degli esteri australiana Marise Payne, durante un’intervista, ha richiesto di avviare un’indagine internazionale per comprendere l’origine del virus e la sua diffusione, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha ammesso che “sono successe cose che non sappiamo”. Intanto, negli Stati Uniti, si profilano le prime class action da parte delle imprese più colpite.

Le prime fasi della diffusione

In tale contesto internazionale, si colloca l’iniziativa del Codacons, che nella nota sul suo sito sintetizza tutti i punti di domanda a proposito dell’azione del Governo cinese nelle primissime fasi della crisi. “Già nel periodo dal 5 al 17 gennaio, centinaia di pazienti cinesi hanno accusato sintomi compatibili” con il coronavirus “e si sono recati presso gli ospedali non solo di Wuhan ma di tutto il Paese”: la conferma sarebbe giunta da Shenzhen, distante centinaia di chilometri da Wuhan, dove il team del microbiologo Yuen Kwok-Yung ha riferito “che sei membri di una famiglia di sette persone avevano contratto il virus già il 12 gennaio 2020”.

Alcune evidenze, prosegue il Codacons, fanno pensare che il virus circolasse già al 31 dicembre, “quando le autorità sanitarie cinesi avrebbero dichiarato un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan”. Risulterebbe inoltre che, il 9 gennaio successivo, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie cinese “avesse già chiaramente individuato il nuovo coronavirus, chiamato poi Covid 19, come causa eziologica di tali patologie e nella circostanza veniva confermata la trasmissione inter-umana del virus”.

Le prime vittime e i contagi fuori dalla Cina

La prima vittima, si legge ancora, è confermata l’11 gennaio, mentre il 13 gennaio “il coronavirus provoca il primo decesso fuori dalla Cina”, in Thailandia. Il 24 gennaio, i primi casi in Europa: “in Francia, a Bordeaux e Parigi, tre persone risultano contagiate dal coronavirus”. Il 30 gennaio è la volta dei due turisti cinesi in Italia ricoverati allo Spallanzani. Lo stesso giorno, l’Oms dichiara che il coronavirus un’”emergenza sanitaria globale”. Il resto è storia tristemente nota.

I 13 giorni che avrebbero cambiato le cose

A preoccupare il Codacons, il fatto che a metà febbraio, la rivista ufficiale del partito comunista cinese abbia reso pubbliche le dichiarazioni del Presidente Xi Jinping sull’emergenza: “Il 7 gennaio ho dato ordini sulla prevenzione del Coronavirus”.

Ma il primo intervento ufficiale del Presidente cinese “risulterebbe effettuato ben 13 giorni più tardi, il 20 gennaio, quando con ufficiale comunicazione chiedeva ai comitati del Partito Comunista ed ai propri organi governativi di ‘adottare misure adeguate per frenare la diffusione dell’epidemia’”. Un ritardo di 13 giorni nel comunicare al mondo quello che stava accadendo, che, sospetta il Codacons, avrebbe contribuito “a causare la diffusione della malattia”.

Le ipotesi sull’origine del virus

Altro elemento poco chiaro, le ipotesi rilanciate da alcuni media internazionale secondo cui il Covid19 si sia originato nel Mercato di Wuhan, oppure “sia sfuggito di controllo nel Wuhan Institute of Virology” (ricostruzione rilanciata anche da media americani ma che per ora trova scettica la comunità scientifica): anche senza voler considerare questa eventualità, scrive il Codacons, “le responsabilità in questa vicenda delle autorità cinesi sono enormi”.

Partendo da tali premesse, il Codacons, con l’aiuto del prestigioso studio legale americano, ha deciso di approfondire la questione e valutare “l’avvio di un’azione di richiesta risarcimento danni di tutti i cittadini italiani danneggiati contro la Cina, in Italia o negli Stati Uniti”.

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