Codacons vs Calenda, è guerra: scoppia il caso dei presunti finanziatori di Azione indagati

Secondo l'associazione dei consumatori, tra i finanziatori del partito dell'ex ministro figurerebbero indagati e soggetti sotto inchiesta per gravi reati contro la Pubblica Amministrazione

È guerra aperta tra il Codacons e Carlo Calenda. Dopo il caso dei presunti finti follower del famoso politico, e dopo la querela di Codacons per un attacco di Calenda in difesa di Roberto Burioni, è di nuovo scontro tra l’associazione e il leader di Azione.

A sollevare la denuncia è stato proprio il Codacons, particolarmente sotto i riflettori in questi giorni dopo la denuncia per blasfemia rivolta a Chiara Ferragni.

Nel mirino ci sono i finanziamenti che, secondo l’associazione dei consumatori, il movimento politico dell’ex ministro dello Sviluppo si sarebbe intascato. Secondo il Codacons tra i finanziatori di Azione figurerebbero alcuni soggetti indagati dalla magistratura e accusati, a vario titolo, di reati contro la Pubblica Amministrazione.

Motivo che ha spinto l’associazione guidata da Carlo Rienzi a presentare un’istanza ai presidenti di Camera, Roberto Fico, e Senato, Maria Elisabetta Casellati, e al ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in cui chiede di eseguire subito controlli atti a preservare la funzione essenziale che svolgono i partiti nella rappresentanza dei cittadini e predisporre sistemi di selezione e di controllo più efficaci e trasparenti anche in relazione ai sostenitori che erogano contributi.

La lista dei nomi dei presunti finanziatori di Azione indagati

Tra i soggetti che avrebbero finanziato Azione, stando ai rendiconti del partito che il Codacons ha potuto analizzare, spiccherebbero alcuni nomi illustri, come Andrea Casini, che sembrerebbe essere uno dei 15 indagati mandati a processo dopo l’inchiesta Chiantibanca.

Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca, che risulterebbe essere stato indagato dalla Procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta sullo stesso Istituto di credito e successivamente rinviato a giudizio. E Antonio Gozzi, che sembrerebbe essere stato arrestato a Bruxelles con l’accusa di corruzione di funzionari nella Repubblica Democratica del Congo in cambio di appalti.

Ma la lista è lunga: secondo il Codacons ci sarebbero anche Carlo Pontecorvo, che sarebbe stato denunciato e inquisito insieme ad altri vertici della Società per una vicenda giudiziaria che fa seguito al sequestro di un cantiere per la realizzazione di un condotto fognario. Nonché Gianfelice Mario Rocca, presidente del gruppo industriale Techint, che sembrerebbe essere stato rinviato a giudizio poiché, secondo la Procura di Milano, tra 2009 e 2014 risulterebbe al centro di pagamento di tangenti per circa 6,6 milioni di euro a un gruppo di funzionari della società petrolifera Petrobras.

Non ultimo, tra i nomi ci sarebbe anche Mario Barbero, a capo della società Sistemi Immobiliari, che risulterebbe essere stato indagato per lo smaltimento abusivo in seguito agli eventi del dicembre 2017 a Voghera.

Il botta e risposta tra Codacons e Calenda

Tra Calenda e il Codacons è stato subito botta e risposta. “Amici del Codacons, come si dice a Roma ‘siete alle cozze’” ha tuonato Calenda su Twitter. “I finanziatori di Azione sono tutti noti e regolarmente notificati. Se pensate di intimidirci avete sbagliato indirizzo. Cacciate fuori le parcelle pagate al vostro Presidente, contributi presi etc”.

Immediata la replica del Codacons: “Posto che a Roma ‘siete alle cozze’ non lo dice proprio nessuno, Carlo Calenda, per quale ragione dovremmo intimidire con una semplice segnalazione? E sul resto, ancora, di nuovo: da ministro avevi tutto nel tuo ufficio, non ti sei accorto del lavoro che facevi?”.

E lui, con un altro tweet, attacca Rienzi chiedendo di sapere quanto fattura Rienzi sulle parcelle di Codacons e società con cui il Codacons ha avuto contenziosi. E afferma che Rienzi avrebbe ricevuto 291mila euro da MPS nel contesto dell’accordo conciliativo. Calenda allega anche un pdf con tanto di pdf con le presunte “prove”. “Questi sono quelli che difendono i consumatori. Meccanismo? Faccio causa o mi costituisco parte civile, mi becco un sacco di soldi e mi ritiro. Degli idealisti”.

E ancora il Codacons replica: “Ci mancavi, Carlo Calenda! Peccato siano cose già pubbliche sulle quali hai avuto risposte e querele. Ora ne arriva un’altra, ma intanto: ti va bene avere tra i finanziatori gente coinvolta in indagini per reati contro la PA?”. “Vi spiego una cosa bimbi belli – chiude (per ora) Calenda -, potete querelarmi 700 volte e continuare a non rispondere su quanti soldi date a Rienzi e come gestite l’associazione, ma non ci sarà alcuna conciliazione, vado fino in fondo. Intanto stiamo preparando altra interrogazione a Patuanelli”.

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