Chi è Alberto Alesina, l’economista che ha teorizzato “l’austerità espansiva”

Morto a causa di un improvviso attacco cardiaco, è stato uno dei maggiori economisti italiani degli ultimi decenni

Nella mattinata di oggi è arrivata la notizia della morte dell’economista Alberto Alesina, tra i più celebri economisti italiani degli ultimi decenni. La morte dell’economista è avvenuta negli Stati Uniti, dove Alesina si era trasferito per proseguire gli studi dopo aver ottenuto la laurea in Italia. La morte è arrivata a causa di un improvviso attacco cardiaco mentre era impegnato in un trekking in montagna insieme alla moglie.

Chi era Alberto Alesina

Nato a Broni (provincia di Pavia) il 29 aprile 1957, Alberto Alesina si diploma nel 1976 presso il Liceo Bachelet di Milano per poi iscriversi al corso in Discipline Economiche e Sociali (DES) dell’Università Bocconi. Si laurea nel 1981 e si trasferisce negli Stati Uniti, dove ottiene un PhD (dottorato) in economia presso l’Università di Harvard.

Alesina continua la sua attività accademica proprio all’interno dell’università statunitense, dove diviene docente di economia politica nel corso degli Anni ’90. Dal 2003 al 2006 ricopre il ruolo presidente del dipartimento di economia dell’Università di Harvard e titolare della cattedra “Nathaniel Ropes” di economia politica presso la stessa istituzione accademica.

Una carriera accademica che gli aveva permesso di diventare uno degli economisti italiani con l’indice H più elevato. Negli ultimi anni, inoltre, il nome di Alesina era stato più volte accostato al Premio Nobel, senza che però sia mai riuscito a vincerlo.

Alla sua attività di docente e saggista, Alesina univa anche quella di giornalista e opinionista. Nel corso degli anni ha collaborato con testate come lavoce.info (diretta da Tito Boeri), il Corriere della Sera e il Sole 24 ore e partecipato a diverse trasmissioni televisive.

Le idee economiche di Alberto Alesina

Nel corso della sua carriera e dei suoi studi, Alesina si era occupato di una grande varietà di tematiche, concentrandosi in particolare sull’impatto della politica fiscale e del deficit di bilancio. In più occasioni, Alesina si era espresso contro “l’infatuazione” italiana per le grandi opere, ritenute insostenibili considerando il rapporto costi-benefici.

Da diversi anni, Alesina era uno dei massimi esponenti mondiali della cosiddetta “austerità espansiva”, considerata come una politica economica più efficace ed efficiente rispetto alla sola leva fiscale. Come si legge nel libro “Austerità, quando funziona e quando no” scritto con Giavazzi e Carlo Favero, Alesina sostiene che “L’austerità basata sulla riduzione della spesa pubblica è meno costosa in termini di crescita ed è più efficace nella stabilizzazione del rapporto debito/Pil rispetto all’austerità basata sull’aumento delle entrate del settore pubblico”.

Nel corso della crisi dello spread italiana, Alesina e Giavazzi avevano realizzato un decalogo per sostenere la ripresa economica, basato sull’introduzione di un unico contratto di lavoro; la sostituzione della cassa integrazione con un sussidio di disoccupazione temporaneo; contrattazione su base aziendale e non nazionale; agevolare l’occupazione femminile con una tassazione differenziata tra uomini e donne; stipendi della pubblica amministrazione differenziati su base regionale, a seconda del maggiore o minore costo della vita.

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