C’è un italiano dietro la vendita miliardaria di King Digital, il papà di Candy Crush

La società è stata venduta ad Activision per la cifra record di 5,9 miliardi di dollari

Anche chi non ci ha ha mai giocato sa che cos’è Candy Crush, se non altro perché qualcuno dei suoi amici su Facebook gli avrà mandato un invito a giocarci, almeno una volta. Pochi però sanno che dietro Candy Crush c’è un italiano che ha prima portato la sua startup in Borsa e adesso l’ha venduta per una cifra fuori dall’ordinario: 5,9 miliardi dollari. Sì, miliardi.

La notizia è di questi giorni: King Digital, società inglese ma da un anno quotata a Wall Street, è stata comprata da Activision, uno dei grandi colossi mondiali nel settore dei giochi tradizionali.

Il CEO, l’amministratore delegato, di King Digital si chiama Riccardo Zacconi, è romano, ha 48 anni e da circa 20 vive fuori dall’Italia: prima va in Germania dove fa il consulente nel settore Internet e scopre l’online dating, cioè i siti di incontri. Poi si trasferisce a Londra, all’inizio degli anni Duemila, e sale sulla grande giostra della new economy. Diventa imprenditore e scopre i giochi on line. Così nel 2003 fonda, con altri soci, King Digital per sviluppare giochi per Yahoo e altre piattaforme web. Con alti e bassi la società arriva all’anno della svolta: 2012, quando viene lanciato Candy Crush Saga. Un puzzle evoluto dove le tessere sono caramelle colorate. In poco più di un anno diventa il gioco più popolare su Facebook, grazie anche a una partnership con il social network: un fenomeno mondiale con  500milioni di fan in quasi 200 Paesi. E Zacconi entra nelle classifiche degli uomini più potenti del mondo, insieme a Larry Page (Google) e Jeff Bezos (Amazone).

Non si scherza con i giochi, quindi. E neanche con le startup. Dolcetti o mostriciattoli, il digital gaming è un’industria che vale tanto quanto la musica o il cinema, se non di più. Un’industria dove può esserci spazio anche per nuove imprese, come quella di Zacconi, che in poco più di 10 anni ha realizzato l’exit perfetta, il sogno e l’ossessione di tanti startupper: la vendita della sua società dopo averla portata al successo. Non è ancora così frequente in Italia, come confermano i pochi casi del 2015. Ed è poco probabile ancora per molto tempo che succeda per cifre a nove zeri.

A cura di Giovanni Iozzia
Giornalista e consulente editoriale

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