Catalogna, giovani e pensioni. Chi vince e chi perde

Senza conoscenze finanziarie i giovani rimangono fregati. E neppure se ne accorgono. Il caso Catalano

Poche settimane fa si sono svolte le elezioni in Catalogna. Il partito indipendentista ha giocato bene le sue carte e ha trasformato le elezioni politiche in un referendum sull’indipendenza della ricca Catalogna, con capitale prossima ventura la bellissima Barcellona (e Lionel Messi presidente?).

Subito dopo le elezioni sono partite le analisi del voto. Una in particolare mi ha colpito perché ha posto al centro la dinamica demografica, fattore chiave per capire la realtà che ci circonda.

Le ricerche hanno evidenziato che sono stati i giovani catalani a votare in massa per l’indipendenza. I meno giovani sono per lo status quo. Così avviene per le pensioni. I meno giovani (sic) sono per il sistema retributivo, per pensioni senza alcuna correlazione con contributi versati (anche 500 euro di pensione sono tanti se non si ha mai versato nulla, vero baby pensionati col marito libero professionista?) e vorrebbero diminuire l’età pensionabile.
E i giovani italiani? Non sapendo neanche la differenza tra sistema retributivo (che implica sussidi enormi pari a circa 30 miliardi l’anno, aiuti anche alle persone agiate, oh yes!) e sistema contributivo, gli under 40 sono pronti a manifestare contro la benemerita riforma Fornero, che, con tutti gli errori commessi sugli esodati, ha messo una toppa al buco senza fine dell’Inps (che infatti ogni anno la fiscalità generale rifinanzia per colmare il gap tra entrate e uscite).

I giovani, invece che seguire Matteo Salvini e i suoi deliri contro la Fornero, dovrebbero manifestare in difesa della sua riforma, che è a tutela degli under 40! Purtroppo ciò non accade poiché i giovani italiani non hanno la minima idea delle variabili finanziarie. Siccome educazione finanziaria non si insegna nelle scuole – in Spagna sì! – i nostri ragazzi non hanno la cassetta degli attrezzi necessaria per avere contezza dei fenomeni economico-finanziari.

I risultati del test PISA-OCSE sulla financial literacy (alfabetizzazione finanziaria) ci dimostrano che siamo messi male. Mettendo a confronto il grado di competenza finanziaria dei quindicenni di 18 diversi Paese, l’Italia ha ottenuto risultati molto modesti con un punteggio medio che ci posiziona al penultimo posto, appena prima della Colombia.

La Banca d’Italia mette a disposizione dei cittadini dei bellissimi Quaderni di educazione finanziaria. Riusciranno mai gli insegnanti dei nostri figli a studiare e fare qualche lezione di approfondimento? Lo spero di cuore. Io intanto, come docente ‘extra’, vado nella scuola dei miei figli, per dare il buon esempio.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

Catalogna, giovani e pensioni. Chi vince e chi perde