Nuovo caso Siri e conti pubblici: Cdm in salita per il governo

Nuova inchiesta della procura sul sottosegretario leghista. Nuove previsioni macroeconomiche sull’Italia.

Ventiquattro ore di passione per il governo gialloverde, impegnato su due fronti: da un lato tiene banco il caso Siri, sottosegretario leghista indagato per corruzione su cui la Procura di Milano ha aperto una nuova indagine. Dall’altro la pubblicazione da parte della Commissione europea delle nuove previsioni macroeconomiche sull’Italia. Due giornate che possono rappresentare un passaggio cruciale per l’esecutivo.

Siri, nuova inchiesta
La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, al momento senza ipotesi di reato né indagati, sul caso dell’acquisto da parte del sottosegretario Armando Siri di un immobile a Bresso, alle porte di Milano, attraverso un mutuo di 583mila euro acceso con una banca di San Marino. La vicenda, anticipata dal programma ‘Report’, riguarda l’acquisto di una palazzina attraverso un mutuo senza ipoteca. L’inchiesta è affidata al procuratore aggiunto di Milano, Fabio De Pasquale.

Stando a quanto si apprende, sabato scorso è arrivata in procura l’informativa del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza contenente la segnalazione dell’Unità di informazione finanziaria (Uif); De Pasquale potrà occuparsi direttamente dell’indagine oppure assegnarla a uno dei componenti del suo pool. Il notaio che ha effettuato il rogito ha segnalato l’operazione sospetta all’Uif di Banca d’Italia, sollevando sospetti sulla provenienza del denaro. Il senatore leghista avrebbe intestato la proprietà – costituita da sette appartamenti, un negozio, un laboratorio e alcune cantine – alla figlia ma il denaro, come scritto nell’atto, sarebbe stato messo a disposizione dal padre, a titolo di liberalità, pertanto non soggetto all’imposta di donazione. Poi separatamente la giovane avrebbe firmato una procura irrevocabile al padre a vendere l’immobile a se stesso o a terzi. Un’accusa che Siri respinge sostenendo l’assoluta correttezza dell’acquisto.

La difesa a Roma
Intanto i difensori del sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri e dell’imprenditore Franco Arata hanno incontrato oggi in Procura a Roma i magistrati capitolini titolari del procedimento che li vede accusati di corruzione. L’incontro è servito a definire le date per i rispettivi interrogatori, previsti a breve. Ad essere ascoltato per primo sarà Arata, accusato della “promessa o dazione” di 30mila euro all’esponente della Lega in cambio di un suo intervento per far inserire in provvedimenti normativi “emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto mini-eolico”. Poi toccherà a Siri farsi ascoltare dai magistrati, non si sa ancora se rendendo con un interrogatorio o facendo solo dichiarazioni spontanee.

Di Maio insiste: “Via Siri”
Il capo politico del M5s ribadisce la necessità delle dimissioni: “Abbiamo chiesto la stessa cosa per Castiglion del governo Renzi – ricorda – . Io, poi, De Vito l’ho messo fuori subito a Roma”. Se mi fidassi di Siri direi resta al tuo posto”, sottolinea ancora. “Inutile arrivare in Cdm per rimuovere il sottosegretario, e oggi – aggiunge – nasce una nuova indagine per un immobile, indagine sul fatto che da San Marino è arrivato un mutuo molto strano”. “Se si dimetteva – conclude – questo casino per le poltrone si risolveva giorni fa. In Cdm, noi abbiamo nove ministri, io spero che non ci sia bisogno di votare, se la Lega vuole aprire una crisi di governo per un ministro indagato per corruzione lo faccia”. “Se c’è un sottosegretario che ha favorito un ‘prenditore’, si deve mettere in panchina finché non sarà chiarita la sua posizione – aggiunge Di Maio -. Questa situazione si poteva risolvere prima, con le sue dimissioni, invece di portare a una baraonda che ora finirà in un modo: se non si dimette, mercoledì in Cdm si voterà e il M5s avrà la maggioranza assoluta”. “Ma – avverte – dal giorno dopo non apriremo una crisi, noi vogliamo portare avanti quello che è nel contratto di governo”.

Le stime Ue sull’Italia
Le nuove stime certificheranno il rallentamento dell’economia italiana. E Bruxelles potrebbe avanzare una richiesta di chiarimento sul debito pubblico, che continua a salire verso quota 133 per cento del Pil, perdipiù nel contesto di una crescita dell’economia italiana “al palo”. L’aumento del Pil dello 0,2% registrato nel primo trimestre di quest’anno, che ha consentito di uscire dalla recessione tecnica in cui l’Italia era piombata negli ultimi trimestri del 2018, è la metà di quella registrata dall’Eurozona. Al di là dei numeri che la Commissione diffonderà e in attesa di vedere quali saranno gli equilibri politici europei che usciranno dalle elezioni del 26, la “resa dei conti” con Bruxelles non ci sarà: il rischio di incappare in una procedura d’infrazione per debito eccessivo potrebbe tornare in autunno, quando l’Italia dovrà uscire allo scoperto presentando la manovra per il 2020 e la soluzione che intende adottare rispetto all’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia.

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