Da Calenda a Berlusconi, cosa succede se vengono eletti

Entrambi i leader sono attualmente eurodeputati al Parlamento di Strasburgo: come funziona il meccanismo che scatta nel caso in cui entrambi approdino a Roma

Ormai da un paio di settimane tutti i leader politici del nostro Paese si sono lasciati alle spalle gli oneri relativi alle alleanze tra i partiti e sono passati alla vera e propria campagna elettorale, che a meno di venti giorni dal voto è entrata nella sua fase più calda. Di mezzo però c’è stata la questione assai spinosa della presentazione delle liste dei candidati, in cui ogni coalizione ha dovuto effettuare scelte difficili e spesso giudicate molto controverse (oltre che molto contestate) su chi dovesse presentarsi nei seggi proporzionali piuttosto che in quelli uninominali.

Una partita che si è giocata a colpi di trattative sfibranti e di accordi raggiunti solo all’ultimo minuto. I casi forse più eclatanti sono stati quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati, attuale presidente del Senato in quota Forza Italia, paracadutata in Basilicata (mentre lei è da sempre originaria del Veneto, nello specifico di Rovigo) e quello di Monica Cirinnà, già parlamentare eletta nelle file del Partito Democratico e prima firmataria della legge sulle unioni civili: il segretario Enrico Letta l’aveva ricandidata al Senato nel collegio uninominale 4 di Roma, lei aveva rifiutato perché riteneva il seggio (obbiettivamente molto difficile da conquistare) come “non in linea con le mie battaglie” ma poi alla fine, vista la gaffe e l’eco mediatico che ha scatenato, ci ha ripensato e ha accettato.

Elezioni politiche, chi sono i candidati al Parlamento che già oggi sono a Strasburgo

Nella scelta delle candidature le segreterie di partito hanno guardato anche alla cosiddetta società civile – pescando tra profili ritenuti autorevoli ma ad oggi non iscritti ad alcuno schieramento – ma la maggior parte di chi proverà ad essere eletto proviene comunque da esperienze già consolidate nel mondo della politica. Molti parlamentari uscenti, alcuni dei quali hanno ricoperto anche importanti incarichi di governo, ma anche diversi delegati regionali, molti segretari cittadini e una schiera di eurodeputati.

Questi ultimi, nel caso venissero eletti, dovrebbero abbandonare il seggio di Strasburgo per approdare a Roma. Un passaggio che rischia di stravolgere completamente la delegazione italiana al Parlamento europeo, che attualmente è composta da 73 rappresentanti, equamente ripartiti tra i partiti nazionali sulla base del risultato dell’ultima tornata tenutasi nel 2019, quando la Lega di Matteo Salvini raggiunse uno storico risultato, raccogliendo ben il 34% delle preferenze: un successo che oggi, con tutta probabilità stando a quanto mostrano i sondaggi, non riuscirà a replicare.

Da Calenda a Berlusconi: cosa succede al Parlamento europeo in caso di elezione a Roma?

Sono molti i nomi illustri che dovranno abbandonare Strasburgo in caso di elezione. Uno tra tutti Raffaele Fitto, candidato per Fratelli d’Italia. Si tratta di un profilo già molto conosciuto nel nostro Paese, lui che è stato governatore della Puglia tra il 2000 e il 2005, deputato di Forza Italia e ministro per le Regioni nel quarto governo di Silvio Berlusconi (dal 2008 al 2011). Per lui si parla anche di un nuovo ruolo di vertice nell’eventuale governo di centrodestra che potrebbe prendere forma dopo il 25 settembre. A prendere il suo posto in Europa sarebbe Denis Nesci, commissario del suo partito a Reggio Calabria.

Cambi radicali anche in Forza Italia, che alle elezioni schiera nientemeno che il fondatore Silvio Berlusconi: il Cavaliere di recente ha aperto anche il suo canale ufficiale sul social network TikTok, il più utilizzato dalle nuove generazioni. Assieme a lui anche il capo delegazione al Parlamento europeo Antonio Tajani (istituzione di cui è stato presidente dal 2017 al 2019): vista la quasi certezza della loro elezione, a prenderne il posto sarebbero rispettivamente Lara Comi e Alessandra Mussolini. Prova ad approdare a Roma anche l’eurodeputato azzurro Antonio Caroppo: pure lui, in caso di elezione, verrebbe sostituito.

Dalla Lega al Partito Democratico: cosa cambia a Strasburgo dopo le elezioni

Tre invece i candidati in casa Lega: due di loro sono stati scelti direttamente da Matteo Salvini e proveranno ad entrare alla Camera: sono Annalisa Tardino, che corre in Sicilia, e Marco Dreosto, presente nelle liste del Carroccio in Friuli Venezia-Giulia. Mentre nel collegio uninominale di Vicenza per il Senato è stata scelta Mara Bizzotto, anche lei una fedelissima del segretario. Tutti e 3 verrebbero sostituiti da profili interni al partito che hanno mancato l’elezione a Strasburgo tra anni fa.

Grandi cambiamenti in vista anche nel Partito Democratico, ma qui il meccanismo è un po’ più complicato. Il gruppo europeo dei dem – ossia quello dei Socialisti e democratici – aveva perso un proprio delegato in quanto Carlo Calenda, fondatore di Azione e candidato leader del Terzo Polo con Matteo Renzi, era stato eletto con il PD nel 2019, salvo poi abbandonare il partito. Ora il suo posto a Strasburgo dovrebbe essere preso da Achille Variati e, con la sua nomina, sia il partito che il gruppo europeo riconquisterebbero un delegato. Molto probabile anche l’elezione a Roma di Simona Bonafè (candidata capolista nel plurinominale in Toscana), che verrebbe sostituita da Alessandra Nardini.

Le scelte del Movimento 5 stelle sulle candidature: cosa potrebbe accadere dopo il 25 settembre

Sempre per la logica che abbiamo descritto, potrebbe riacquistare un eurodeputato anche il Movimento 5 stelle, unico partito in campo a non candidare i suoi rappresentanti in Europa. Infatti Eleonora Evi, ex pentastellata e attualmente candidata alla Camera per il centrosinistra (compare nel gruppo composto dai Verdi e da Sinistra Italiana), potrebbe lasciare il proprio posto in Europa a Maria Angela Danzì, che mancò l’elezione per pochi voti nel 2019.

Infine, sembrano ad oggi molto meno probabili le possibilità di lasciare il Parlamento europeo per altre due donne che quattro anni fa vennero elette nel Movimento 5 stelle, per poi uscirne: stiamo parlando di Daniela Rondinelli e di Chiara Gemma. Entrambe hanno fatto parte del gruppo che lo scorso 21 giugno ha seguito Luigi Di Maio nella scissione che il ministro degli Esteri ha ufficializzato quella sera con una conferenza stampa in una sala di Montecitorio. Ora tentano l’approdo a Roma nelle liste del loro nuovo partito, Insieme per il Futuro.

E’ comunque giusto specificare che per ognuno dei profili citati non esiste alcun obbligo di lasciare Strasburgo per volare a Roma in caso di successo: gli incarichi sono incompatibili e quindi diventano necessarie le dimissioni da uno dei due, ma non esiste nessun parametro da seguire al momento della scelta.