Buffon fa autogol: la finanza fai da te spiazza il portiere

Improvvisazione e fai da te non pagano nel mondo della finanza

Le perdite di Buffon nell’investimento in Zucchi sono figlie della cultura del “fai da te”

 

Abbiamo apprezzato martedì scorso le parate decisive di Gigi Buffon contro il Real Madrid in Champions League. Contando sul fenomeno dell’overconfidence – eccesso di fiducia – il portiere della Juventus vuole primeggiare anche in altre attività, dove sono necessarie competenze molto difficili da acquisire.
Infatti Buffon in spregio al detto milanese “Ogni ofelè al fa el so mestè” – o pasticciere, fai il tuo mestiere – si è cimentato in un investimento per milioni di euro in Zucchi S.p.a., società quotata alla borsa di Milano, un tempo leader nel settore tessile, fino a diventare l’azionista di maggioranza con il 56,2%.

Se un professionista ha la sede dei propri affari in un Paese, dovrebbe fare il possibile per investire i propri risparmi nel resto del mondo. In questo modo, si evita la predisposizione a investire nel proprio Paese (country bias), come se si avesse un particolare vantaggio informativo. Cosi non è. Ma il più grande errore del portiere della nazionale è la mancata diversificazione.

E’ regola aurea non mettere tutte le uova in uno stesso paniere. E cosa ha fatto Buffon? Ha investito 20 milioni di euro in Zucchi. Perchè non ha investito in un portafoglio ampio di società ad elevata capitalizzazione come Apple, Google, Schering, JpMorgan, Oracle, Gilead Sciences? Perchè non ha comprato dei fondi di investimento ben diversificati e gestiti da professionisti? Nel mese di aprile Zucchi ha presentato al Tribunale di Busto Arsizio la domanda di concordato preventivo “con riserva” o in bianco, con l’obiettivo – assicurando la par conditio creditorum e proseguendo nella continuità aziendale – di arrivare a un accordo con gli istituti di credito con i quali la Zucchi è indebitata.

Solo con un forte taglio del debito e una radicale operazione di ristrutturazione, la Zucchi – già soggetta a operazioni di ricapitalizzazione negli ultimi anni di crisi – può farcela. Non sarà facile. Per un calciatore forse non è chiara la differenza tra trading (cosa che Buffon dice di fare abitualmente) e investimento, che consente al capitale di apprezzarsi col tempo (ci vuole pazienza e un orizzonte temporale adeguato) con l’aiuto dei professionisti – gestori del risprmio – in grado di selezionare le azioni (stock picking).

Una volta scelte le azioni di elevato livello qualitativo, non è necessario iniziare una forsennata attività di trading con “rutilanti operazioni”, bensì la cosa migliore è “stay the course”, disinteressarti delle oscillazioni di breve termine (noise di mercato), e avere pazienza. Nel lungo termine il capitale si rivaluterà.

Se il capitale non è paziente e si vuole fare da sè – come Buffon che ha riempito il suo portafoglio di azioni Zucchi – la strada è libera. Ognuno può farsi male da solo e vivere di overconfidence.

p.s.
Si ringrazia l’utente “cp187eb” per l’osservazione che ci ha permesso di correggere il detto in milanese “Ogni ofelè al fa el so mestè”

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

 

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