Brexit, naufragano i negoziati. Uscita scomposta più probabile

A far naufragare le trattative, iniziate in settimana, non sono state le divisioni sul fronte commerciale, né della scelta del modello canadese (con accordo) o australiano (regolato dal WTO), quanto piuttosto un nodo politico, il futuro dell'Irlanda e del suo confine

Nuovo flop dei negoziati sulla Brexit, per la quale si profila lo scenario peggiore, ovvero un’uscita scomposta dall’Unione Europea senza accordi commerciali o politici. L’ultimo faccia a faccia di ieri, una riunione d’emergenza del Comitato congiunto d’attuazione della Brexit, non ha calmato gli animi, lasciando le due parti quanto mai divise.

La Commissione europea, con nota ufficiale, ha messo la parola fine ad una vicenda che si trascinava da due giorni, affermando che Londra “ha seriamente compromesso la fiducia tra l’UE e il Regno Unito” e che “spetta ora al governo britannico ristabilire quella fiducia”.

E non è stato risolutivo neanche il vertice fra il ministro di Stato britannico Michael Gove ed il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic che si sono lasciati con un nulla di fatto.

Il retroscena

A far naufragare le trattative, iniziate in settimana, non sono state le divisioni sul fronte commerciale, né della scelta del modello canadese (con accordo) o australiano (regolato dal WTO), quanto piuttosto un nodo politico, il futuro dell’Irlanda e del suo confine.

Tutto è iniziato quanto il Premier britannico Boris Johnson ha presentato in Parlamento la legge Internal Market Bill, con il quale si ripristinano le frontiere fra l’Irlanda de Nord e l’Irlanda britannica, violando uno dei passi fondamentali e più difficili del protocollo sulla Brexit firmato lo scorso anno.

Provocazioni alle quali l’UE ha riposto paventando a sua volta “ritorsioni legali” nei confronti del Regno Unito Londra, se il governo di BoJo non ritirerà, entro fine settembre, la proposta di legge considerata da Bruxelles ed anche da Londra una violazione del diritto internazionale. La Commissione definisce infatti il tema Irlanda “una parte essenziale dell’accordo di recesso”, ricordando che “il suo scopo è proteggere la pace e la stabilità”.

L’ultimatum 

L’UE ha lanciato un ultimatum di tre settimane a Londra per modificare l’accordo, altrimenti aprirà una vertenza internazionale. Ma Londra ha fatto sapere che non tornerà sui suoi passi. Un alterco che mina la fiducia fra le parti.

“Spetta adesso al governo britannico lavorare per ristabilire questa fiducia. E il tempo sta scadendo. Non lavoriamo per una hard Brexit, ma dobbiamo avere un partner fidato per arrivare ad un accordo”, ha commentato il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni.

“L’Ue resta determinata a trovare un accordo nonostante rimangano ancora significative divergenze”, ha confermato il capo-negoziatoredell’Unione europea, Michel Barnier.

“Rimaniamo impegnati a lavorare sodo per raggiungere un accordo per metà ottobre”, ha fatto eco il capo-negoziatore britannico David Frost, ammorbidendo la posizione più intransigente di Londra.

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