Brexit, sconfitta Trump inguaia Boris: che succede ora?

Effetto sliding-doors: la non riconferma di Trump alla Casa Bianca, secondo molti, è destinata a influenzare anche le trattative in corso tra Londra e Bruxelles

Una relazione da sempre speciale quella tra regno unito e stati uniti che negli anni è passata attraverso diversi volti e personalità. Vedere, per dettagli,  Thatcher-ReaganClinton-Blair e Johnson-Trump. 

In tanti hanno più volte addirittura richiamato ad una sorta di somiglianza e più di qualche affinità tra Jhonson ed il Tycoon, personaggi che di certo non rientrano nel perimetro del politicamente corretto ma anzi hanno spesso inanellato più di qualche gaffe o atteggiamento bizzarro.

Caso emblematico, solo in ordine di tempo, la gestione della pandemia. Entrambi inizialmente scettici salvo poi finire per esserne contagiati e costretti quindi ad una retromarcia. C’è da dire che se nei mesi il Premier britannico ha riconosciuto l’errore di sottovalutazione, provando a correre ai ripari, il collega americano ha continuato a fare professione di ottimismo, atteggiamento questo che secondo molti analisti gli è addirittura costata la riconferma. 

Chiamatelo pure effetto sliding doors, fatto sta che sono in tanti a pensare che l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca influenzerà anche le trattative post Brexit, in corso, tra Londra e Bruxelles. 

Allo stato, infatti, Boris ha perso una spalla non da poco. Se infatti Trump aveva più volte offerto il suo sostegno, al contrario,  il nuovo inquilino della Casa Bianca è pronto a mettere un freno alle minacce di lasciare il tavolo negoziale senza un accordo. Biden, infatti, (che ha origini irlandesi) ha ribadito in più occasione che non potrà esserci nessun patto commerciale con Londra se la Brexit minaccerà la pace in Irlanda del Nord, raggiunta nel 1998.

Tradotto: nessuna chance che Washington sostenga la Hard Brexit, come avrebbe fatto invece Trump.

Il tempo stringe, le divergenze restano anche se resta salda la volontà di raggiungere un’intesa, non oltre metà novembre per dare tempo ai rispettivi parlamenti di ratificarla prima della deadline del 31 dicembre.

Abbiamo fatto il punto dei negoziati con il premier Boris Johnson, alcuni progressi sono stati fatti, restano grandi differenze soprattutto sulle condizioni eque di accesso e la pesca. I nostri team continuano a lavorare duramente la prossima settimana. Rimaniamo in stretto contatto nei prossimi giorni”: ha scritto su Twitter la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, dopo una telefonata avuta con il primo ministro britannico durante il fine settimana.

“Sono contento di essere a Londra, raddoppiando i nostri sforzi per raggiungere un accordo sulla partnership futura”, ribadisce il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier, su Twitter, ricordando le “tre chiavi per sbloccare un’intesa”. Tra queste: “il rispetto dell’autonomia dell’Ue e della sovranità britannica, con una governance efficace e meccanismi di applicazione efficaci tra i partner internazionali; solide garanzie su una concorrenza ed un commercio liberi ed qui basati su standard elevati condivisi, in evoluzione nel tempo; e l’accesso stabile e reciproco ai mercati e alle opportunità di pesca nell’interesse di entrambe le parti”.

Il finale è ancora tutto da scrivere, anche se dalle parti di Downing Street iniziano a suonare sirene tutt’altro che incoraggianti: la fine dell’era Trump, secondo molti, è solo l’inizio di una rivoluzione anti-sovranista: il biondo e scapigliato Boris – proprio come l’amico ormai ex Presidente – è avvisato. 

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