Brexit, Gran Bretagna domani al voto: che succederà?

Johnson, favorito nei sondaggi, a caccia dell'ultimo consenso annuncia la stretta sugli immigrati

È ufficialmente iniziato il count-down in vista delle elezioni politiche anticipate nel Regno Unito, in programma domani, giovedì 12 dicembre. Secondo i sondaggi i Conservatori di Boris Johnson sarebbero in testa e, nei giorni scorsi, il Primo Ministro uscente ha alzato il velo sul piano dei primi tre mesi, in caso di vittoria.

IL “MENU'” JOHNSON E’ SERVITO

Piatto forte del “menù” targato Johnson, ovviamente l’uscita dall’UE: obiettivo da raggiungere entro il 31 gennaio 2020. Ma non solo, tra gli impegni prioritari anche la riduzione delle tasse e nuove leggi per finanziare un aumento della spesa per l’istruzione.

LIBDEM AGO DELLA BILANCIA?
Ad inseguire, i laburisti di Jeremy Corbyn che però viaggiano attorno al 30%. Numeri che non sembrano poter rovinare la festa a Bojo:  difficile (ma non impossibile, quando si tratta di elezioni tutto è possibile) che il distacco possa essere colmato negli ultimi giorni, seppur intensi, di campagna elettorale.  In terza posizione i lib-dem di Jo Swinson che gravitano attorno al  15% dei consensi, risultato che potrebbe incidere sulla maggioranza parlamentare. I lib-dem, infatti, sono pronti ad appoggiare Corbyn per evitare l’hard Brexit come invece vorrebbe Boris Johnson.

“ROULETTE” BREXIT
Si, perchè, neanche a dirlo, è la “roulette” Brexit la grande questione ancora irrisolta che aleggia sul voto britannico, oltre ad essere stata anche la principale ragione per cui si è arrivati alle elezioni anticipate. Da oltre un anno, infatti, i Conservatori provano, senza riuscirci, a far approvare al Parlamento un accordo per portare il Regno Unito fuori dall’Unione Europea. Fin qui, missione fallita. Ne sa qualcosa l’ex Premier Theresa May.

Con il Paese diviso, comunque, Boris Johnson non può certo dormire sonni tranquilli. Se prima, infatti, i sondaggi lasciavano ai Tories ampio margine, ora si fanno un po’ più incerti con il Primo ministro uscente che invece punta a raccogliere un’ampia maggioranza per poter far passare il suo accordo sulla Brexit. Tra i Tories, comunque, prevale l’ottimismo insieme alla convinzione che venerdì mattina Johnson sarà confermato Premier e il partito conservatore da lui guidato resterà al Governo in Gran Bretagna. Il suo primo pensiero, più volte ribadito, sarà dunque mantenere la promessa fatta di “get Brexit done”.

JOHNSON E IL CONIGLIO DAL CILINDRO 
Seppur largamente in testa secondo i sondaggi, ma con qualche oscillazione preoccupante nella prospettiva di tenere a distanza il Labour di Corbyn garantendosi così una vitale quanto necessaria maggioranza assoluta di seggi nella prossima Camera dei Comuni, il Premier uscente tira fuori il coniglio dal cilindro e sfodera i temi tanto cari della sicurezza. Controlli per entrare nel Regno Unito, con visto elettronico e passaporto obbligatorio, e controlli per restarci. Johnson fa la faccia dura e gioca la carta di una stretta sull’immigrazione, allargata dal 2021 ai cittadini dei Paesi dell’Ue. E ai turisti.

CHE SUCCEDE SE VINCE?

Sono in tanti a chiedersi cosa cambierà. Nell’immediato nulla: anche se arrivasse semaforo verde all’accordo di recesso e la Brexit diventasse realtà il 31 gennaio 2020, come BoJo ha promesso, scatterebbe comunque il periodo di transizione concordato con la UE che durerà fino al 31 dicembre 2020. Fino a quella data tutto resterà invariato.

Per gli italiani e altri cittadini di Paesi UE, le cose cambierebbero invece a partire dal primo gennaio 2021 quando entreranno in vigore le nuove regole, più stringenti, annunciate dal Governo Johnson per limitare l’immigrazione e rafforzare i controlli al confine. Limitazioni in vista per sia per chi vuole vivere e lavorare in Gran Bretagna sia per i turisti interessati a una più breve vacanza.

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