Brexit con “faida”: BoJo all’angolo perde i pezzi

Di un puzzle che, a questo punto, sembra impossibile da completare

Si scrive Brexit, si legge caos. Piccoli passi avanti, ma restano le divergenze su diverse questioni chiave, pesca in primis, non ancora superato.

Vanno avanti a rilento i negoziati fra governo britannico e UE sulle relazioni future post Brexit che comunque proseguiranno “intensamente” nei prossimi giorni per cercare di scongiurare in extremis l’epilogo di un No Deal entro la fine del periodo di transizione fissata al 31 dicembre. Lo ha ribadito ieri alla Camera dei Comuni il Ministro Michael Gove, che sovrintende al dossier per conto del Premier Boris Johnson, precisando che nei colloqui in corso questa settimana a Londra fra i team guidati da Michel Barnier e da lord David Frost.

I nodi da sciogliere restano quelli sui diritti di pesca nelle acque britanniche; sull’adeguamento normativo automatico a una serie di regole europee (che l’UE pretende. ma Londra rifiuta) su temi quali le tutele ambientali e lavorative o gli aiuti di Stato nell’ambito del cosiddetto ‘level playing field’, a garanzia di una concorrenza leale; e sull’individuazione di un organo giudiziario o arbitrale neutro per la risoluzione di future dispute bilaterali.

Nel frattempo, non è mancato un nuovo colpo di scena. A Downing Street, secondo quanto ricostruiscono diversi media, si è consumata una vera e propria faida interna, culminata con l’estromissione di una figura a dir poco chiave della propaganda e della storia politica del premier britannico:  Lee Cain, 38 anni, fino a qualche ora fa capo della comunicazione e spin doctor di Johnson.  Un’ascesa trionfale la sua, fin troppo che pare – come scrive oggi La Repubblica – aver irritato proprio la fidanzata di Boris Johnson, Carrie Symonds, a sua volta ex responsabile delle comunicazioni del Partito conservatore in passato, per questo esperta conoscitrice dei meccanismi all’interno dei Tories.

Symonds, dunque, si sarebbe opposta alla nomina di Cain a “chief of staff”, ruolo operativo e di coordinamento molto importante e influente a Downing Street,  avanzata da Dominic Cummings, praticamente il numero due del Premier. Per molti, anzi, addirittura il numero uno, colui che secondo molti comanda davvero, pronto anche lui a lasciare, secondo alcune indiscrezioni, prima della fine dell’anno.  La mossa, infatti, ha agitato una buona parte dei deputati conservatori, spaventati dall’ipotesi che la  “banda dei brexiter radicali” del referendum del 2016, capeggiata proprio  da Cummings, portasse a casa un’altra pedina politica strategica.

Il segretario ai trasporti del Regno Unito Grant Shapps minimizza : “I consulenti vanno e vengono”, ha detto in un’intervista a Sky News assicurando che il Governo “rimarrà concentrato sulle grandi questioni, inclusa la gestione della pandemia, piuttosto che su “chi è dentro e fuori”. Ma BoJo continua a perdere pezzi di un puzzle che, a questo punto, sembra impossibile da completare. 

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