Effetto-Bonaccini: spread oltre le aspettative dopo la vittoria Pd in Emilia

La vittoria di Stefano Bonaccini sta innescando un effetto-spread al di sopra delle aspettative. Ecco cosa attenderci per i prossimi giorni

I risultati delle elezioni regionali in Emilia-Romagna hanno una prima, significativa, conseguenza, che incide non poco sulla tenuta della maggioranza, e del Paese. La vittoria di Stefano Bonaccini in una terra storica “rossa”, ma faticosamente in bilico, sta innescando un effetto-spread al di sopra delle aspettative (qui trovate tutti i dati aggiornati sull’esito del voto).

Scalzando con il 51,4% Lucia Borgonzoni, che si ferma al 43,6%, e affermando ancora una volta a livello nazionale il Pd come primo partito al 34,7%, a fronte del 31,9% della Lega, agli occhi del sistema finanziario Bonaccini rappresenta una solida garanzia per il Governo.

Salvini fallisce la spallata, il Bonaccini-bis rassicura

La “spallata” fallita di Matteo Salvini e della sua Lega impersonificata da Borgonzoni, che nonostante le cifre da capogiro investite sui social ha fallito, è stata interpretata dai mercati come un segno inequivocabile di una rotta diversa. Non nuova, evidentemente, con il Pd al comando e il Bonaccini-bis. Ma certamente un’inversione necessaria, anche per il sistema finanziario e le prospettive di medio-lungo periodo rispetto ai rapporti con l’Europa.

Già questa mattina lo spread tra Btp e Bund tedeschi è letteralmente crollato a 141,8 punti. Il differenziale, che venerdì sera si attestava a 156 punti, raggiunge così i minimi di agosto, con un tasso di rendimento sceso all’1,07%.

Mercati tesi per il Coronavirus, ma lo spread crolla

Mercati tesi a causa dello tsnunami generato dal Coronavirus che arriva dalla Cina, ma chiaramente resilienti di fronte all’esito del voto emiliano, che mette gas, sul piano nazionale, all’Esecutivo giallo-rosso.

Nei pre-scambi, il differenziale tra i titoli di Stato è subito sceso a 141 punti base, 15 punti in meno dei 156 di venerdì scorso: un passo indietro, dunque, del 12,5%. Il rendimento del Btp decennale si è invece attestato all’1,07%, circa 20 punti in meno rispetto a tre giorni fa e sui minimi da due mesi e mezzo. A gennaio il rendimento del decennale italiano si era spinto addirittura fino all’1,43%.

Vero è, tuttavia, che nonostante lo spread a picco, la Borsa di Milano apre in calo di oltre l’1%, in linea con il resto dei listini europei, preoccupati proprio per gli effetti potenzialmente devastanti che un’epidemia da Coronavirus potrebbe innescare. La Borsa di Londra cede l’1,5%, Francoforte segna -1,4% e Parigi -1,6%. Rispetto agli indici europei, il calo del Ftse Mib è comunque meno evidente.

E se avesse vinto la Lega…

Come vi avevamo anticipato, una vittoria della Lega avrebbe rischiato di compromettere la maggioranza. Anche se, a differenza di quanto si potesse immaginare, a livello economico-finanziario la situazione sarebbe stata, probabilmente, meno grave del previsto.

Secondo Deutsche Bank, Barclays e HSBC, per esempio, queste elezioni erano sì importanti, ma difficilmente un esito favorevole alla Lega avrebbe davvero portato a una crisi di Governo nell’immediato. In ogni caso su un punto gli investitori concordavano fino a ieri: a prescindere da chi avrebbe vinto queste elezioni, il trionfo dei dem avrebbe rafforzato la loro posizione in Parlamento. Tendenza che, a questo punto, vedremo consolidarsi nei prossimi giorni.

La corsa ai Btp

Intanto, nonostante il calo, l’andamento dei titoli di Stato spinge in Borsa banche e utilities. In cima troviamo Italgas (+1,6%), seguita da Poste Italiane (+1,5%), Banco Bpm (+0,9%), Intesa e Unicredit, entrambi in rialzo dello 0,8%.

Secondo gli analisti di Unicredit Research, la corsa dei Btp potrebbe proseguire anche nei prossimi giorni, facendo scendere lo spread persino fino a 135/140 punti base. “Il Pd esce rafforzato dall’esito elettorale in un confronto tornato bipolare. Il suo peso nel Governo centrale è destinato a salire, vista anche la debacle 5stelle. A nostro avviso questo ha conseguenze positive per le istanze più moderate e riformiste del governo, per esempio sui temi relativi alle concessioni autostradali, all’acqua pubblica (utilities) o agli investimenti infrastrutturali” commentano gli esperti di Equita.

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