Berlusconi “rewind” torna al ’94. Premier, senatore o…: ecco cosa farà

Il leader di Forza Italia, all'età di 85 anni e dopo 4 governi alle spalle, ritorna alla carica e prova a definire la strategia del centrodestra

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Un déjà-vu dal sapore horror e psichedelico aleggia in questi giorni nelle menti degli italiani: siamo ripiombati nel 1994? Ma com’è possibile? Ebbene, ascoltare le parole dell’85enne Silvio Berlusconi, oggi, è un salto carpiato all’indietro di 28 anni che infonde un certo senso di inquietudine e spaesamento.

I toni sono gli stessi, persino la scenografia scelta: i libri, il vestito, i ritratti di famiglia sullo sfondo, solo il volto è “rimodellato” dal tempo, e dai guai giudiziari. Per non parlare di ciò che conta davvero: gli argomenti, o presunti tali. Dalle pensioni minime a 1.000 euro al “miracolo italiano”, dalla “scelta di campo” al taglio delle tasse, dalla semplificazione della burocrazia alla giustizia “più giusta”, dal lavoro ai giovani ai magistrati politicizzati, nei nuovi vecchi discorsi berlusconiani c’è proprio tutto.

Lui, padre putativo del bipolarismo all’italiana, esorta gli italiani ad andare a votare e votare Forza Italia “per costruire tutti insieme dopo il 25 settembre un nuovo, grande miracolo italiano”. Così, in uno dei suoi nuovi videomessaggi diffusi sui social che sembrano arrivare dritti dal passato, il leader di FI lancia il suo appello agli italiani in vista delle elezioni politiche 2022.

Le parole di Berlusconi per votare Forza Italia

“Care amiche, cari amici, non sarà la stessa Italia quella che avremo dopo il 25 settembre, se vinceremo noi o se invece dovesse vincere la sinistra”. Con Forza Italia “avremo un Paese amico dei cittadini con tasse più leggere e procedure burocratiche più semplici”: pensate che basterà una raccomandata al proprio Comune per aprire un’attività o costruire una casa. Provare per credere.

“Sarà un’Italia che si prenderà cura dei più deboli e che darà un futuro ai nostri giovani. Un’Italia per la quale l’Europa e l’Occidente sono scelte morali e politiche definitive e assolute”.

Poi lo spauracchio d’antan che è sempre tanto piaciuto al leader azzurro, quello della sinistra brutta e cattiva “che non abbasserà le tasse, Letta che potrebbe anzi mettere una patrimoniale sulle nostre case e sui nostri risparmi”, che porterà l’Italia a “soffocare nella burocrazia, un’Italia in mano ad un piccolo nucleo di magistrati politicizzati che possono disporre pienamente della nostra libertà, un’Italia nella quale non si andrà avanti perché sarà bloccata da un’infinità di veti”.

I veti cui si riferisce Berlusconi sarebbero quelli, presunti, su infrastrutture e impianti, “che ci hanno reso totalmente dipendenti dall’estero per l’energia, che rendono molto difficile fare impresa, fare utili, attirare investimenti dall’estero e creare nuovi posti di lavoro per i giovani”.

Quelle che ci si prospettano davanti “non sono due Italie uguali” attacca il leader di FI. “Scegliere il nostro modello significa scegliere un’Italia più libera, più prospera e più amica dei cittadini, la sinistra invece racchiude ancora in sé il passato, l’immobilismo, quella che qualcuno di loro ha definito la “decrescita felice”, che di felice ha davvero molto poco”. E qui, visto chi parla, stride non poco il riferimento all’immobilismo.

“Nessuno può essere indifferente a questa scelta del 25 settembre, che riguarda tutti noi, i nostri figli, i nostri nipoti. Per questo vi chiedo, di andare a votare e di votare Forza Italia per costruire tutti insieme dopo il 25 settembre un nuovo, grande miracolo italiano“, continua l’ex Cavaliere.

Quale ruolo per Berlusconi in un governo di centrodestra

Uno scenario piuttosto chiaro è quello che si prospetterebbe qualora il centrosinistra si presentasse al voto disunito. Se il Pd di Letta non riuscirà a trovare una quadra dopo l’ammutinamento di Calenda (magari imbarcando i 5 Stelle?), la coalizione di centrodestra stravincerebbe.

A quel punto cosa farebbe Berlusconi? Quale collocazione per lui? Al momento dice di non aver ancora deciso se candidarsi o meno, ma smentisce categoricamente la possibilità di ricoprire il ruolo di presidente del Senato.

Si prospetta dunque un Berlusconi V? Parrebbe proprio di no. “Il presidente del Consiglio l’ho fatto per oltre 10 anni con grandi risultati, adesso bisogna lasciare che ci sia qualcuno che possa fare delle buone cose” afferma pretestuosamente. Più plausibile potrebbe essere una candidatura al Senato, anche se lui stesso spiega di “essere più utile restando in Europa, a lavorare per convincere l’Ue a darsi una posizione nei confronti di Usa, Cina e Russia”.

Il Berlusconi statista che cambia le regole del Patto Ue. Già, perché – dice – l’Europa deve diventare una potenza militare, con un esercito comune di 100mila effettivi. Ma per farlo serve modificare l’articolo della Costituzione che impone il voto unanime. Ad oggi basta che un solo Paese su 26 dica di no, e si blocca tutto. Serve una maggioranza qualificata, almeno per alcune materie, “e in Europa credo di potere svolgere un ruolo importante”.

“Faremo un governo di alto profilo, credibile in Europa e nel mondo. Troveremo qualche eccellente individualità dell’economia, della cultura, della scienza e dell’amministrazione”, sottolinea Berlusconi, aggiungendo che “la ripartenza dell’Italia è appena cominciata, dobbiamo consolidarla e implementarla, e alcune risposte le daremo già prima delle elezioni, così da permettere agli italiani di orientarsi”.

Il capo di Forza Italia ci tiene a chiarire anche – non a ragione – che non c’è stata alcuna responsabilità di Forza Italia nella caduta del governo Draghi. “Non ho più sentito Mario Draghi, non c’è stata una occasione per sentirlo. Io sono sempre stato dalla parte del governo, abbiamo dato 55 volte la fiducia al governo di Draghi – spiega -. Per quanto ci riguarda il suo governo sarebbe potuto andare avanti fino alla fine della legislatura, naturalmente senza i 5 Stelle. Ma alla fine hanno prevalso altre logiche, ma non per nostra responsabilità”.

Calenda vuole il confronto tv

Responsabilità che sembra comunque scarseggiare anche a sinistra, dove il patto abortito Pd-Calenda “serviva solo a ingannare gli elettori moderati” attacca. Intanto, proprio da Calenda, pronto a unirsi a Renzi nel nuovo Terzo polo, era arrivato l’invito a un confronto tv. “Facciamo un bel confronto televisivo. Dove vuole lei. Anche a casa sua. Anche su Rete4. Anche moderato da Minzolini. Aspetto fiducioso” twitta il leader di Azione.

“Chieda ai suoi amici imprenditori chi ha fatto più per l’economia. Da industria 4.0 al taglio dell’IRAP e dell’Ires. Dal piano straordinario Made in Italy alla norma sugli energivori. Pensandoci bene basterebbe ricordarsi la difesa contro l’incursione di Vivendi. Il resto è fuffa” conclude Calenda.