PROMO

Banca Etruria, la faccia tosta degli amministratori

Ora i pubblici ministeri potranno aprire l’indagine per bancarotta fraudolenta, ma secondo l’ex presidente le perdite erano "virtuali"

Il Tribunale fallimentare di Arezzo ha sancito ieri con una sentenza di 15 pagine lo stato di insolvenza di Banca Etruria. Ora i pubblici ministeri potranno aprire l’indagine per bancarotta fraudolenta. E forse, per la prima volta in Italia, vedremo gli amministratori pagare per le loro malefatte. Nel nostro Paese l’enforcement delle regole è lungo e complesso e consente spesso ai manigoldi di farla franca. E continuare a delinquere. Speriamo proprio che la magistratura intervenga senza indugio e proceda nei confronti degli amministratori della Banca dal 2013 al 2015, compreso Pier Luigi Boschi – consigliere della Banca e poi vicepresidente – padre del ministro Maria Elena Boschi.

Con bravi avvocati, legulei e azzeccagarbugli, i banchieri di Banca Etruria sono agguerriti. Una faccia tosta mica da ridere. L’ex presidente di Banca Etruria Lorenzo Rosi nella memoria presentata al tribunale fallimentare ha accusato la Banca d’Italia. Dopo aver sostenuto che il decreto Salva-Banche del governo sarebbe incostituzionale (ipotesi respinta), nella memoria si legge: “Abbiamo lasciato Banca Etruria ai commissari (arrivati nel febbraio 2015, ndr) in attivo, con più di 60 milioni di euro di patrimonio netto, nonostante ci avessero imposto di svalutare i crediti deteriorati al 62%. Con noi la Banca rientrava nei parametri europei, non era insolvente”.

Secondo Rosi, nei nove mesi in cui i commissari nominati dal Ministro dell’Economia Pironti e Sora hanno guidato l’Etruria, si è proceduto – su richiesta della Banca d’Italia – a una ulteriore svalutazione deteriorati al’87%, così creando un buco di bilancio di 416 milioni di euro che ha portato le perdite a quota 1,1 miliardi di euro. Secondo l’ex presidente le perdite erano virtuali, non effettive.

C’è da trasecolare. Le perdite di Banca Etruria sarebbero solo stimate e non effettive. Viceversa i prestiti erogati agli “amici degli amici” erano reali e concreti, e infatti non sono tornati indietro. Il dissesto nasce dalla mancata applicazioni di politiche creditizie basate sul merito di credito. Le sofferenze, i crediti insoluti hanno azzerato il patrimonio. E creato un buco di 1 miliardo di euro.

Ha perfettamente ragione il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che al Congresso Assiom Forex il 30 gennaio scorso ha detto: “Al dissesto di queste banche (Cariferrara, Carichieti, Banca Marche, Banca Etruria, ndr), colpite come tutte le altre dal deterioramento della qualità dei prestiti derivante dalla lunga e profonda fase recessiva dell’economia italiana, hanno contribuito gravi fenomeni di mala gestio”. Come dire, oltre la congiuntura sfavorevole, se si presta a capocchia con intenti poco raccomandabili, la banca chiude.

Nella sentenza del Tribunale fallimentare si legge: “Come rilevato dalla Corte di Cassazione, lo stato di insolvenza di una banca si traduce nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l’espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell’attività bancaria fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il deficit patrimoniale che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all’eventuale illiquidità. Pertanto, proprio partendo dalla situazione patrimoniale della Banca, mette conto di evidenziare come, dal resoconto intermedio di gestione redatto al 30.9.2015 dai Commissari Straordinari, emerga una sensibile riduzione del patrimonio netto che passa, nell’arco di nove mesi, da € 65.976.000 (risultante dal bilancio relativo all’esercizio 2014) ad € 22.538.000, con conseguente perdita del 65,8%. In proposito, la Banca d’Italia, nel parere reso ai sensi dell’art. 82, comma 2, evidenzia come detto patrimonio fosse del tutto insufficiente ad assicurare il rispetto dei requisiti prudenziali obbligatori per la prosecuzione della attività di impresa”.

Nell’intervento citato, Visco sottolinea come “l’accertamento delle perdite (..) è stato condotto non in modo discrezionale, ma in base a precise norme europee. La valutazione particolarmente conservativa delle sofferenze risponde alle previsioni della BRRD (direttiva UE sulle risoluzioni bancarie, ndr) e all’interpretazione della disciplina sugli aiuti di Stato (…); corrisponde all’approssimazione del valore teorico che avrebbero assunto, in media, nell’ipotesi di una immediata cessione sul mercato”.

Ora, con la dichiarazione di insolvenza e il conseguente fallimento di Banca Etruria, i magistrati del Tribunale fallimentare potranno indagare su numerosi fronti:

  1. delibere per impieghi di milioni di euro prese in un minuto dal consiglio di amministrazione senza valutare la bontà dei creditori;
  2. mancata vigilanza sulle garanzie, che si sono rivelate non esistenti;
  3. incarichi esterni inutili autorizzati con delibere illegittime o addirittura illecite perché attestavano dati falsi;
  4. consulenze (a che pro?) – 102 fatture in due anni – per 17 milioni di euro, dove la data della delibera è successiva alla data del contratto.
  5. E più non dimandare.

Per esercitare il mestiere bancario, siccome si lavora con le risorse dei depositanti, è opportuno avere degli amministratori coi fiocchi, capaci, onesti e competenti. Quando si è in presenza di persone incapaci, disoneste, senza alcuna preparazione nel banking – a leggere i curricula degli amministratori c’è da morir dal ridere -, le conseguenze non possono che essere nefaste.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

LEGGI LE ULTIME NOTIZIE SU

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Banca Etruria, la faccia tosta degli amministratori